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Ian Brady e Myra Hindley

Moor Murders, i terribili infanticidi che hanno fatto la storia (del rock)

Al di là del genere, del valore artistico, una canzone, una melodia ci riporta ad un momento. Questo anche nelle intenzioni di chi l’ha scritta.

Prima di internet (qualche eone fa), sembra strano doverlo dire, non era tutto a portata di mano.

Ian Brady e Myra Hindley
Morrissey e l’ombra dei Moor Murders – Boomerissimo.it

Ti serviva qualcosa? Non potevi ordinarla con-un-click. Dovevi vestirti e andarla a comprare, sempre che quella cosa fosse reperibile nel posto dove abitavi. E’ vero, si poteva ordinare per posta, esisteva Postal Market, ma non c’era la consegna prime e ti ritenevi fortunato se l’agognato pacco ti arrivava in un mese. Era normale così, non c’era di che lamentarsi.

Musica

Anche per i dischi era un problema. Parliamo di vinili, non cd o streaming. Avevi sentito di notte, su qualche radio strana, un brano che ti era piaciuto, un artista che ti aveva incuriosito e il giorno dopo cominciavi a saccheggiare riviste specializzate per capirci qualcosa. Dopo attenta riflessione su quale disco ti interessava e fatta l’adunata degli spiccioli in tuo possesso, arrivavi al passo successivo. L’acquisto. E qui il luogo in cui vivevi era la variabile impazzita se riuscire ad averlo in tempo ragionevole o meno.

Noi che non amavamo i Pooh ed abitavamo in provincia, dovevamo essere creativi. Il mesto negozio cittadino difficilmente aveva ciò che cercavi (le cose sarebbero migliorate col tempo) e quindi era un chiedere favori ad amici e/o parenti residenti in luoghi musicalmente più ospitali, oppure al prezzo del disco dovevi aggiungere quello della trasferta fuori porta.

Con l’agognato vinile tra le mani eri il padrone del mondo. Cominciavano le operazioni accessorie. Registrazione su cassetta per ascoltarlo a sfinimento senza consumarlo e apprendimento delle parole di ogni singola canzone. In molti abbiamo avuto i rudimenti dell’inglese in questo modo. Altro che “ The cat is on the table”.

Suffer little children – Boomerissimo.it

Uno dei dischi che hanno necessitato di abnegazione per riuscire ad entrarne in possesso è stato l’album d’esordio degli Smiths. Gli Smiths o li si ama o li si odia, non è una band che suscita una benevola indifferenza. Tra i brani di quell’album ce n’è uno dal significato sinistro, un’esperienza di cui Morrissey è stato parte, occorso nei luoghi della sua infanzia. Si tratta di Suffer Little Children.

Moor Murders

Suffer Little Children parla di una serie di orrendi delitti accaduti nell’area che oggi è chiamata Greater Manchester. Il titolo scelto da Morrissey è una citazione del Vangelo di Matteo, capitolo 19, versetto 14 che in inglese recita: “Suffer little children, and forbid them not, to come unto me: for of such is the kingdom of heaven” (Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli).

Ian Brady e Myra Hindley – Boomerissimo.it

Tra il 1963 e il 1965 Ian Brady e Myra Hindley uccisero cinque ragazzini tra i dieci e i dicassette anni: Pauline Reade, John Kilbride, Keith Bennett, Lesley Ann Downey e Edward Evans.

Morrissey, da bambino viveva a Stretford, non troppo lontano da Saddleworth Moor, dove furono ritrovati quasi tutti i cadaveri e l’eco di quel dolore, di quella paura lo aveva vissuto in prima persona.

Brady e Hindley, la coppia diabolica, un serial killer in due, si conobbero nell’azienda dove lavoravano entrambi. Ian era un ammiratore della subcultura nazista di cui amava il potere e il controllo, ma era anche affascinato dal marchese de Sade. Myra, completamente presa da lui, si lasciò indottrinare facilmente. Brady maturò l’idea perversa che stupro ed omicidio dessero “the supreme pleasure” e Myra lo seguì.

I due attiravano le loro vittime con delle scuse. I bambini non ravvisavano il pericolo, soprattutto quando era Myra a lanciare l’amo. Una volta ottenuta la loro fiducia, venivano portati nella brughiera, torturati, abusati ed uccisi. E lì nella brughiera restavano, sepolti, dove nessuno li avrebbe cercati.

Esistono anche delle registrazioni audio e delle fotografie delle torture, feticci con i quali gli assassini rivivevano il piacere dell’atto criminale. Erano anche prove della loro superiorità, di quello che erano stati in grado di portare a termine.

Il loro delirio di onnipotenza li spinse ad uccidere davanti ad un testimone, il cognato di Myra, che devastato da tanto orrore li denunciò alla polizia. I due furono condannati all’ergastolo sono entrambi morti in carcere.

La canzone Suffer Little Children è un tributo alle vittime. Morrissey, attraverso la sua musica, ci invita a non dimenticare il passato, mantenendo viva la memoria di quelle atrocità.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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