Se pensate di aver visto tutto di Jackie Chan, vi sbagliate di grosso. Venite a scoprire il suo angolo più segreto.
Cosa possono avere in comune Jackie Chan, uno degli attori più visti e più pagati della storia del cinema, e un ragazzo del tutto normale nato e cresciuto in una casa normale? Cosa può unire un uomo che ha dovuto superare difficoltà di ogni genere, facendosi strada da solo, fino a diventare un Re Mida dei film di arti marziali, con tanti di noi, cresciuti in una famiglia tranquilla, trotterellando fino a scuola, facendoci spazio nella vita, ma non certo a colpi di machete Kung Fu?

Se avete qualche ricordo della vostra cameretta di ragazzi, degli spazi segreti che sapevamo inventare sotto le coperte, in un armadio, dietro la scrivania, in un cassetto, forse un indizio ce l’avete già.
Jackie Chan, da Hong Kong con furgone
È inutile ripercorrere in dettaglio la biografia di un grandissimo, il vero alter ego di Bruce Lee. La sua strada per il successo potete ripercorrerla qui e qui. Ci basti qui ricordare che l’intelligenza di Chan è stata quella di lasciare al suo posto la grandissima icona delle arti marziali, con cui aveva anche brevemente lavorato. Nessuno poteva superare la stella di Bruce Lee, Jackie Chan ne ha creata una altrettanto spettacolare sul piano tecnico, ma caratterialmente opposta. E se volete capire la genialità di questo impasto tra stunt di alta classe, arti marziali al massimo livello e humour, non vi resta che guardarvi l’indimenticabile inseguimento di Mr. Nice Guy, un film del 1977 in cui Jackie Chan riassume tutto ciò che l’ha reso così grande (per i più pignoli, Chan non guida un furgone, ma la battuta ci veniva bene così).
Resta il fatto che prima di essere grande, Jackie Chan è stato piccolo. Un ragazzino cresciuto in una famiglia povera e difficilissima di una città dall’altra parte del mondo. Ma un ragazzino che proprio come noi divorava i suoi fumetti e viveva in un mondo fantastico, popolato di supereroi dai poteri soprannaturali e dai nascondigli segretissimi. Se per molti di noi Jackie Chan è un modello e un super eroe, per il piccolo Jackie Chan quel super eroe era Batman. Forse dai suoi film traspare qualcosa dell’amore per questa figura di giustiziere, più quella vagamente ironica dei fumetti che quella iperpatinata del cinema. Ma più di tutto, il sogno di Batman di quel ragazzino senza mezzi, si è realizzato nella casa del Jackie Chan adulto, un miliardario come Bruce Wayne, capace finalmente di trasportare la sua Bat Caverna nella realtà.
La Bat Caverna segreta di Jackie Chan
Per nostra fortuna, la Bat Caverna di Jackie Chan non è relegata al puro mondo dell’immaginario. A mostrarcela è stato proprio lui, con l’orgoglio di un bambino che vanta il giocattolo che nessuno dei suoi amici riuscirà mai ad eguagliare. E in questo caso anche con una certa ragione.
All’esterno, la casa di questo ragazzino cresciuto (e bene), è perfettamente mimetizzata con l’ambiente. Stavolta non in una montagna, ma in quell’ambiente inconfondibile della periferia di Hong Kong che qualcuno potrebbe definire irrimediabilmente squallido. Ma proprio qui, nel meno fantasioso dei mondi possibili, lontano da lanterne e dragoni, in mezzo a micidiali palazzoni grigi tutti uguali, dove nulla di immaginoso ed eccitante sembra poter succedere mai, si apre qualcosa di impensato, che nessuno avrebbe potuto sospettare, se a mostrarlo non fosse stato proprio il più imprevedibile degli eroi delle arti marziali.

Ricavato in un insospettabile magazzino, dietro una saracinesca anonima come tante, si apre il mondo magico di Jackie Chan, il suo lussuosissimo e segretissimo rifugio. Dietro l’ingresso, la “caverna” di Jackie si apre in un soggiorno sconfinato, che già di per sé lascia a bocca aperta. Chi nulla sa potrebbe fermarsi qui, perché l’attore-regista-produttore ha fatto partire da qui un dedalo di porte e passaggi segreti che conducono ognuno in uno spazio più inaspettato. C’è la palestra. Ci sono studi e uffici un po’ dovunque, a contatto con ambienti diversi, da una angusta sala da letto cinese a una sala dove si raccolgono le sue collezioni di poster e cimeli cinematografici. Dal bagno, premendo uno specchio, si accede a una passaggio segreto che porta alla cabina-armadio delle meraviglie, dove si raccoglie l’amore di Jackie Chan per i copricapi da fumetto poliziesco, per gli abiti, le camicie in tutte le sfumatore di colore, in un caleidoscopio che avrebbe reso verde d’invidia il Grande Gatsby.
Un super eroe che sa godersi la vita
In questo intrico di accessi invisibili e passaggi segreti si aprono spazi che ci riportano al carattere di Jackie Chan e al suo amore non solo per la perfezione tecnica, ma anche per la bella vita.

Un esempio è la cantina creata su misura per lui, che conserva in condizioni perfette alcuni dei vini più costosi del mondo. Oppure la sua collezione di porcellane da tè, proveniente dai quattro angoli del mondo. Può cadere la mascella, osservando questa incredibile collezione di collezioni, tipica di un gioioso bulimico che ha voluto riscattare a modo suo le ristrettezze della gioventù. Bontà sua, Jackie Chan al termine della visita ci mette in guardia dal rischio di seguire i suoi passi. E qui il bambino in me, che immaginava società segrete e nascondigli inespugnabili, si è ritrovato di nuovo sulla stessa lunghezza d’onda di Jackie Chan. Benché lontanissimi nelle possibilità economiche, abbiamo entrambi accumulato troppo. Troppe pipe, troppe macchine fotografiche, troppi libri, dischi, colori, pennelli, armi storiche (e no). Quanti di noi, ognuno a modo suo possono guardare alla caverna di Jackie Chan, con tutte le meraviglie che contiene, e rispecchiarsi almeno un po’? A voi la risposta, lettori di Boomerissimo. Se siete qui siete qui è altamente probabile che siate anche voi degli accumulatori di storie, di immagini, di idee, un po’ come noi che lo scriviamo.
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Siamo tutti un po’ Jackie Chan? Probabilmente, anche se alcuni sono più Jackie Chan degli altri (vedere la Bat Caverna per credere).
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo®


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