Jackie Chan è un grande che ha avuto un’infanzia difficile. Vedendo l’eroe di oggi è difficile immaginarselo da piccolo. Boomerissimo ha trovato qualche interessante foto da mostarvi
Lo vedi oggi e vedi un gigante. Un uomo che è stato capace di reinventare un intero genere, il cinema di arti marziali. L’ha fatto con un impasto assolutamente unico di sconcertante abilità tecnica e ironia.

L’ha fatto diventando regista, screenwriter e produttore di se stesso. Non meno importante, per comprenderne la statura di artista, l’ha fatto quasi sempre senza l’aiuto di stuntman. Interpretando da solo, con immenso coraggio e capacità tecnica i momenti più spettacolari e pericolosi.
Per la gioia degli scettici, tutti i suoi ultimi presentano un montaggio dei momenti andati male, le cadute, gli scontri, gli incidenti. Delle clip molto buffe da vedere, ma che sono costate a Chan una collezione di fratture e danni da film horror. Buchi in testa, fratture agli arti e al bacino, ferite alla gola… Jackie Chan è probabilmente il più coraggioso attore che abbia mai calcato le scene cinematografiche.
il “piccolo” Jackie Chan e il coraggio di crescere
Il coraggio di Chan è leggendario, e lo ha accompagnato per tutta la vita, molto prima di diventare attore. Cresciuto ad Hong Kong in una famiglia difficile e povera, dalla storia incredibilmente complicata, il piccolo Jackie non è mai stato veramente piccolo.

Le sue biografie si dividono sul peso che Chan aveva alla nascita ma concordano sul fatto che era un neonato dalle dimensioni ragguardevoli. Una prestanza fisica che gli fornì il suo primo soprannome “Cannone di Shandong”.
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Alle spalle di Jackie c’era una storia tormentata, benché entrambi i suoi genitori avessoro piccoli e malpagati impieghi in ambasciata, prima ad Hong Kong e poi in Australia.

Suo padre era stato un agente segreto della Cina nazionalista di Chang, e in questo ruolo aveva arrestato sua madre, a quel tempo trafficante di oppio, prima di innamorarsene e sposarla.

Nonostante il lavoro modesto ma regolare, rimase una coppia di genitori piuttosto difficile. Lui alcoolista, lei frequentemente assente. Ben presto si trasferirono entrambi in Australia per lavorare come cuoco e cameriera all’ambasciata americana ma decisero che il “piccolo” Jackie sarebbe rimasto a Hong Kong a studiare arti drammatiche, seguendo l’inclinazione della madre, che avrebbe amato avere una carriera da artista di teatro.
Scuola d’arte e di vita durissima
Chan rimase a studiare alla China Drama Academy, dove in effetti il dramma non era inteso solo in senso teatrale.

Era una scuola durissima nella quale i bambini erano chiamati ad apprendere una varietà di materie difficili, sotto la guida spietata di insegnanti, diciamo così, legati alla pedagogia più tradizionale.

Il piccolo Jackie studiava canto, opera, danza, scenografia, arti marziali, evoluzioni acrobatiche e lo faceva con un orario massacrante: sveglia alle 5 di mattina, lezioni, pratica e lavoro fino a mezzanotte. Ed era meglio lavorare bene perché gli errori venivano puniti duramente e fisicamente. La vita artistica del piccolo Jackie Chan cominciò in un film dell’orrore.
“Mi picchiavano ogni giorno. Ero molto inca**ato”
–Jackie Chan

A dispetto dei suoi metodi deprecabili deve essere stata comunque una scuola efficace. Perché da lì non solo è uscito un Jackie Chan pronto a dominare le scene ma anche una generazione di suoi giovanissimi colleghi come Sammo Hung and Yuen Biao, ognuno dei quali è diventato una star delle arti marziali.
Jackie Chan prima di Jackie Chan
Chan si diplomò finalmente a quella micidiale scuola nel 1971, quando Bruce Lee, il gigante delle arti marziali del quale avrebbe raccolto il testimone era ancora in attività. Fece persino in tempo a recitare come comparsa nel più grande successo di Bruce Lee: I 3 dell’Operazione Drago (o Enter the Dragon in originale). Non fu un debutto glorioso, come abbiamo raccontato qui. Ma era un debutto, a fianco del più grande di tutti.

Le difficoltà e le peripezie del giovane Jackie non erano ancora finite. Senza soldi e incapace di mantenersi con le particine di comparsa e di stuntman, dovette seguire i suoi genitori in Australia e trovare un lavoro da muratore. Proprio come succede nei film, fu in questo momento, il più basso della sua carriera mai iniziata e già finita, che Jackie Chan trovò in sé stesso la forza di ricominciare da capo, tornare ad Hong Kong e tentare il tutto per tutto.

Diventò Sing Lung (un nome d’arte che significa “diventare il dragone”) e trovò spazio e piccoli ruoli in film minori come Shaolin Chamber of Death (1976) e First of Death (1977), di cui ammesso che esista, non siamo riusciti a trovare il titolo delle edizioni italiane.
Era solo l’inizio. Quel giovanotto che lottava per trovare un posto all’ombra di un genere che Bruce Lee aveva già portato alle estreme conseguenze, ne avrebbe presto inventato uno nuovo, che fondeva arti marziali e commedia.

Bruce Lee morì in circostanze misteriose e drammatiche nel 1973. Il Jackie Chan che conosciamo e amiamo nasceva invece nel 1977-78, con un paio di film pieni di nuove idee comiche: Il Serpente all’Ombra dell Aquila (1977), e Mezz’etto di Kung Fu (1978).
Il suo trionfo del 1978 è Drunken Master, nel quale un giovane studente di Kung Fu combatte in uno stile che confonde gli avversari, perché sembra quello di un ubriaco.
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È con questo autentico capolavoro che Jackie Chan nasce come artista e come star, che diventerà presto mondiale. Il tempo di essere piccoli è finalmente finito.
Antonio Pintér


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