Ray Charles è stato the Genius, l’uomo che ha attraversato mirabilmente quasi tutti i generi musicali. Ma è stato anche un trend setter, involontariamente.
Immaginate un ragazzino cieco di 6 anni che armeggia con un pianoforte scordato in un orfanotrofio.

Quel ragazzino è Ray Charles, un uragano di talento che avrebbe travolto il mondo con la sua musica.
The Genius
Nato in Georgia nel 1930, Ray non ha avuto una vita facile. A cinque anni già suonava il piano in un caffè. Tra il sei e sette anni perse la vista a causa del glaucoma, la sua famiglia era troppo povera per curarlo. La cecità, la povertà e la discriminazione razziale avrebbero potuto schiacciarlo, ma lui ha trasformato le sue avversità in forza e ispirazione.

A proposito della sua cecità scriveva: “It didn’t give me anything. And it didn’t take nothing.”
La musica era il suo rifugio, il suo linguaggio universale. Fin da piccolo, Ray assorbiva come una spugna generi diversi, dal gospel al blues, dal jazz al country. All’inizio della sua carriera, come lui stesso ha raccontato, è stato influenzato dallo stile di Nat King Cole. Nel 1947 fonda la sua prima band a Seattle il McSon trio con il chitarrista Gossady “Gossie” McGee e Milton S. Garret.
Non era solo un musicista eccezionale, era un vero showman. Ray Charles si esibiva con un’energia contagiosa, dando vita a spettacoli indimenticabili. Ha avuto anche le sue debolezze, le donne, tante, dalle quali ha avuto dodici figli e la dipendenza da sostanze, l’eroina soprattutto.
Trend Setter involontario
Musicista eclettico, showman, l’uomo che seppur cieco giocava a scacchi (e vinceva), con la passione per il volo (si era comprato anche un piccolo aeroplano che ha anche pilotato personalmente) ha, senza volerlo, lanciato una moda.
All’epoca del trio, la band fece anche delle foto per promuoversi. E fin qua niente di strano o di nuovo. Quando McKee visionò le foto si rese conto che saltava all’occhio (ah, il gioco di parole), che gli occhi di the Genius fossero spenti.


Non che ci fosse niente di male, ma alla fine degli anni Quaranta qualsiasi disabilità era un minus e, nella peggiore delle ipotesi, poteva anche spaventare. Il chitarrista prese così la decisione di far ritoccare, con un photoshop artigianale, gli occhi di Charles, insomma fece disegnare un bel paio di occhiali da sole, stile Ray Ban.
The Genius cominciò ad indossarli davvero ogni volta che si esibiva, lanciando così “la moda” per i musicisti non vedenti di indossarli. So cool…
Se volessimo trovare una conclusione politicamente corretta, poetica ed inclusiva concluderemmo questo articolo con una bella tirata sul fatto che la musica non ha bisogno di occhi per vedere. Le note, le melodie, i ritmi parlano un linguaggio che tutti possono comprendere, indipendentemente dalle barriere fisiche o sensoriali.
Ma noi non siamo così. Ray Charles non si è mai percepito, né raccontato come una persona in difficoltà. The Genius era così, la sua cecità era solo un dettaglio.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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