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George Foreman Alì la scofitta

George Foreman, quella sconfitta che l’ha reso più grande

George Foreman è, ed è sempre stato, un gigante. Il suo soprannome “Big George” non è scelto a caso. Ma c’è voluta una sconfitta durissima per farlo crescere davvero. Ve la raccontiamo.

George Foreman non ha avuto nemmeno un giorno di vita facile. Nato nel 1949 in un sobborgo povero di Houston, Texas, è cresciuto in una famiglia disfatta e disagiata. Padri scomparsi, alcolizzati. Una vita complicatissima e un carattere tutt’altro che facile, ne fecero un protagonista precoce delle risse di strada e delle bande giovanili. 

George Foreman Alì la scofitta
Muhammad Alì mostra a Foreman il pugno che lo atterrerà – Boomerissimo.it

In più c’era la stazza: 192 cm di violenza, come li avrebbe definiti Diego Abatantuono. Se la vita per strada del “piccolo” George non era facile, ancora meno lo era quella dei suoi avversari.

Il gigante sceglie il ring

In una intervista a un quotidiano inglese, Foreman ha recentemente raccontato come sua madre, che ben conosceva il suo carattere pericoloso, abbia in ogni modo cercato di chiudergli la strada del ring.

Era convinta che sarebbe stato un pericolo mortale e un disastro (e non si sa bene se temesse più per il suo piccolino o per i suoi avversari). Ma un istruttore di pugilato lo aveva già notato durante le frequenti risse con i colleghi (Big George aveva nel frattempo trovato una specie di lavoro socialmente utile). 

L’idea di essere pagato per fare quello che fino al giorno prima aveva fatto per pura passione, cioè a pugni, era troppo seducente per lasciarsela scappare. E così “Big George” salì sul ring, per la disperazione della madre e soprattutto dei pugili suoi avversari, che il gigantesco texano tendeva ad abbattere come birilli.

La scia vincente di Foreman

Foreman era un picchiatore durissimo che spazzava via gli avversari con la potenza dei suoi colpi. Di vittoria in vittoria, moltissime per KO, spesso nei primissimi round, diventò campione olimpico e si trovò presto a combattere per il campionato del mondo unificato WBA e WBC. Nell’intervallo tra la designazione ufficiale a sfidante e la data del match, un intervallo che molti avrebbero passato ad allenarsi e a ritemprarsi, Foreman fece in tempo a maciullare altri 5 avversari, tanto per tenersi, appunto, allenato.

Foreman Muhammad Alì la sconfitta
George Foreman distrugge Ken Norton al secondo round – Boomerissimo.it

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Nonostante questa scia di trionfi e di distruzione (altrui), la sfida non si preannunciava facile. 

Joe Frazier, l’ammazzagiganti

A difendere il titolo avrebbe trovato Joe Frazier. Un grandissimo pugile, tecnico e spettacolare, che aveva già battuto Mohammed Alì e che aveva fama di “ammazziganti” per il suo record contro avversari dalla stazza molto maggiore della sua. Nessuno più di Frazier era in grado di testare i limiti di un pugile che sembrava non averne. 

Questo almeno in teoria, perché ill 22 gennaio 1973, Frazier uscì distrutto dall’incontro con Foreman, “Big George” lo butto a terra per sei volte in due riprese, dopodiché i giudici decisero che poteva bastare così e rimandarono tutti negli spogliatoi. Foreman era campione del mondo, non solo imbattuto ma apparentemente imbattibile, e giovanissimo. 

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“Trasformai la mia personalità cominciai a pensare che nessuno poteva più battermi, nessuno poteva più toccarmi. Ero felice. Fu un grande cambiamento”
–George Foreman

Il colpo che cambiò tutto

Foreman, campione gigantesco, rissoso, scontroso e temuto da tutti, cominciò per davvero a credere che tutto il mondo fosse ai suoi piedi, che tutto da ora in poi sarebbe stato possibile e che nessun campione del ring avrebbe potuto mai più impensierirlo.

Rumble in the Jungle, il match: il colpo fatale è alla fine dell’ottavo round – Boomerissimo.it

Foreman macinò un altro gigante che aveva battuto Alì, Ken Norton e cominciò a preparasi alla più grande sfida pugilistica di sempre. La difesa del titolo dal redivivo re dei pesi massimi Mohammed Alì.

“Ero sicuro che lo avrei buttato giù in un round, o magari due. Proprio al massimo, tre”

–George Foreman 

Sì, Alì, dopo anni di lotte giudiziarie con il governo degli Stati Uniti che lo aveva privato della licenza e incriminato per il rifiuto a combattere in Vietnam, stava tornando per riprendersi “tutto quello che era suo”. Ma la cosa non impensieriva Foreman più di tanto.

Come molti ricordano, altri hanno visto e rivisto nei documentari, le cose andarono piuttosto diversamente. Alì aveva perso un titolo e i migliori tre anni della sua carriera a causa di una feroce ingiustizia. Era deciso a riprenderseli, anche se davanti c’era un gigante giovane e che sembrava ormai imbattibile.

“Misi tutto quello che avevo per buttarlo giù immediatamente. Dopo il quarto round ricordo che rimasi scioccato del fatto che non era andato giù. Al quinto ero sbalordito. Realizzai che stava succedendo qualcosa di imprevisto. Che questo tipo non avrebbe ceduto. Era l’essere umano più determinato che avessi mai incontrato, dentro o fuori dal ring. Ero scioccato, me lo ricordo come fosse ieri”
–George Foreman

L’epifania arrivò all’ottavo round. Fu Alì a colpire lo sconcertato Foreman con un destro pieno, e a metterlo al tappeto, in uno dei momenti più storici che la boxe abbia mai vissuto.

Foreman diventa grande

Un colpo devastante che mise fine in un colpo solo al match, e alle idee di grandezza di Foreman. Sorpreso, devastato, avvilito, Foreman non fu più lui e abbandonò (almeno per il momento) il pugilato insieme a tutte le sue certezze.

George Foreman, ci voleva una sconfitta per renderlo più grande – Boomerissimo.it

Eppure oggi George Foreman ha una foto sulla sua scrivania, sempre davanti ai suoi occhi. E non è una delle sue tante, devastanti vittorie. È il momento in cui Muhammad Alì  lo colpisce, mettendolo al tappeto. 

“È stato un grande momento per lo sport e il pugilato. E mi ha reso umile, non l’ho mai dimenticato. Quel colpo mi ha reso una persona molto migliore di quella che sarei diventato se fossi stato io a buttarlo giù”
–George Foreman

Dopo dieci anni da quel colpo, dieci anni in cui l’unica cosa che Foreman volle ricordare della boxe era quella foto, in cui Muhammad Alì lo stende, “Big George” tornò, incredibilmente.

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Era un uomo completamente trasformato. Tornò sul ring per riprendersi anche lui il suo titolo e, a 45 anni, diventare il campione del mondo più vecchio di sempre. Un campione boomer, ferito, cresciuto e risorto.

Una vita da film, quella di Foreman, che oggi è in effetti diventata un film: “Big George Foreman”. Una grande storia, per imparare che  non si è mai troppo vecchi per diventare grandi. 

Antonio Pintér

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Comments (

5

)

  1. Fa minore

    Mio marito, appassionato di boxe, un bel po’ di tempo fa mi ha “costretta” a guardare (forse avevamo Sky, non so…) un certo numero di incontri. Sicuramente Foreman/Frazier e Foreman/Alì, ma mentre Alì lo riconoscevo e non poteva fregarmi facendomi assistere più volte allo stesso match, mi ha mentito spudoratamente su quelli (che in realtà era sempre lo stesso, al massimo gli stessi due) Foreman/Frazier.
    A me sembrava di averli già visti, o comunque di ricordare i nomi, ma lui m’impapocchiava le cose, ometteva, svicolava…
    Ora siamo passati al ciclismo, ma se lo vede al pc con le cuffie e io concedo solo rare e fugaci partecipazioni.
    Col calcio mi impegno un po’ di più, perché il gioco in sé mi piace. Poi lo sci, un po’ di tennis, il nuoto, i tuffi, l’atletica, il motociclismo… Cosa si può volere di più da una moglie? 😀

    1. Antonio Pintér

      ahahahahhahahah

  2. Muhammad Alì: troppo nero per un mondo così bianco – Boomerissimo

    […] Poteva danzare come una farfalla e colpire, battere tutti i pugili più grandi che il ring conoscesse, fino a diventare The Greatest, il più grande. Ma quel mondo tutto bianco era più forte persino di lui, che pure vantava anche origini irlandesi. Ci sarebbero voluti tre anni di processi e sette lunghi anni di attesa e tutta la sua rabbia per riprendersi un titolo che era già suo. A Kinshasa, nel 1974, contro George Foreman. […]

  3. Muhammad Alì e Elvis: due re e una vestaglia – Boomerissimo

    […] tutti riconosciamo a Muhammad Alì l’estrema esattezza del titolo che si era autoassegnato. “The Greatest”. Ma non è sempre stato così. Alì ha combattuto anche fuori dal ring: è stato accusato, […]

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