Il tempo cambia tutto, soprattutto le persone, ma certi cambi di rotta, in certe persone fanno più male, soprattutto se sono legate ai sogni dell’adolescenza.
Ho avuto già modo di affermarlo qui su Boomerissimo, sono una fan degli U2. Forse dovrei dire ero. Credo di non dire nulla di particolarmente nuovo quando affermo che le cose migliori da loro, sono già arrivate, passate, andate. Immagino sia il destino di molti musicisti, o anche scrittori, artisti di lungo corso che, dopo un certo numero di anni, finiscono inevitabilmente per fare il verso a loro stessi.

Si potrebbe dire con una metafora trita, che la vena artistica si sia esaurita e questo non è un male, non è un delitto. Succede. Ed è già tantissimo poter guardare indietro a quello che si è fatto e riconoscerne il valore.
Per questo non capisco certe operazioni “nostalgia” o di “rimpasto creativo” in cui, a mio avviso, si rimescolano vecchi ingredienti, si mette una etichetta nuova, molto ben decorata, le si fa una bella e creativa pubblicità e si vende come eccezionale una minestra riscaldata, un avanzo del giorno prima.
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Ho già espresso con rammarico, non oso dire con dolore perché in fin dei conti si parla di canzonette, dell’operazione degli U2 Songs of Surrender, preceduta dal tour di Bono per pubblicizzare e vendere meglio la sua autobiografia.
Pensavo fosse già abbastanza becero così, ma forse mi sbagliavo.
Chi ha “tradito”?
L’idea che l’arte debba essere dura e pura ormai non la insegue più nessuno, è un’utopia, come tante altre che abbiamo seppellito, qualcuna con rammarico, altre con sollievo.
Ma, come una stupida, mi indigna che la musica rock, che doveva essere musica rivoluzionaria, per i ragazzi sia diventata un business e basta. Certe volte mi è più facile chiudere gli occhi per non vedere, altre proprio non ce la faccio, mi sale l’acido su per lo stomaco fino in bocca.
Ci sono artisti che, avendo compreso che il loro genio creativo, il loro tempo migliore era andato, hanno deciso di non perpetuare l’agonia, ma di vivere la musica facendo solo concerti e non più dischi. E parlo di gente anche di un certo pregio, Billy Joel, Huey Lewis, Hall & Oates è tutta gente che ha diradato moltissimo la pubblicazione di materiale nuovo. Lewis, ad esempio, ha dichiarato a Rolling Stone:
“…suonavamo 80 concerti all’anno, avevamo le nostre vite, quindi non sembrava ci fosse mai tempo per un nuovo album. In più, le canzoni erano un bel problema. Non siamo un gruppo molto prolifico, quando hai accumulato tanta roba è difficile scriverne ancora.”
Insomma, tutta gente con una carriera ed un bagaglio e non in procinto di morire di fame.
Concerti o “eventi”?
Più gli artisti diventano famosi, più il prezzo del biglietto ai concerti diventa proibitivo. Anche per andare allo stadio, sul prato, in piedi per ore, devi sborsare cifre importanti.
E’ recente la polemica per il prezzo dei biglietti di Springsteen, con la chiusura per protesta della storica fanzine “Backstreets”, ma si tratta solo dell’ultima polemica. In Italia il prezzo per vedere il Boss dal vivo oscilla tra i 98 € a 724 €.
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Il leggendario leader dei Nirvana, Kurt Cobain, più di una volta si era scagliato contro il prezzo dei biglietti dei concerti, lamentando la crescente commercializzazione dell’industria musicale. In particolare, in un’intervista del 1993 al New York Times, Cobain aveva affermato: “Non voglio che la nostra band diventi una di quelle band che ha biglietti a 30 dollari. Non voglio che il nostro pubblico si senta alienato”. esprimendo la sua preoccupazione per i fan più giovani che avrebbero potuto non avere i soldi per vedere i loro gruppi preferiti. Ma ne ha avuto per tutti, in primis i promoter dei concerti e le grandi case discografiche. In un’intervista del 1991 a Rolling Stone, Cobain ha detto senza mezzi termini: “Vogliono solo fare soldi. Non gli importa della musica, non gli importa dei fan, non gli importa delle persone che stanno creando la musica”.
Dello stesso avviso è Robert Smith, leader dei Cure. In un’intervista del 2016 sempre a Rolling Stone, Smith ha criticato i prezzi dei biglietti dei concerti. I costi elevati non consentono ai fan più giovani di poter vivere i concerti dal vivo. Ma non sono tutti così.

Bono, il frontman degli U2, sarà in Italia per un’unica data a Napoli con il suo tour evento “Stories of surrender”. Un tour celebrativo dell’uomo, attivista e bla bla, per il quale è richiesto, udite udite, abbigliamento formale.

E qui mi sono cascate le braccia ( o come diceva mia mamma, le calze). Ma mi sono sentita ancora peggio quando ho letto i prezzi dei biglietti per “l’evento” autocelebrativo, la marchetta su sé stesso e quanto è stato bravo, di cui vi allego gli screenshot. Esauriti in mezz’ora, di certo i biglietti non saranno stati acquistati da ragazzi vecchi e nuovi, ma da tronfi portafogli ben forniti che ad una data unica non possono mancare, giornalisti inviati da riviste e pochi altri.
Davvero Bad. I’m wide awake, now.
Antonietta Terraglia


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