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Modugno, ultimo show: il quiz tragico di Berlusconi

Un quiz nato per Enzo Tortora, condotto da Domenico Modugno, chiuso da un ictus

Domenico Modugno, Mr. Volare, per molti è l’immagine cristallizzata dell’uomo che apre le braccia mentre canta il suo inno in quel lontano Sanremo del 1958. Probabilmente è la canzone italiana più nota e cantata al mondo. Non è un’analisi critica e storica delle motivazioni per cui lo è diventata. Ormai è un fatto, tant’è.

Modugno
Domenico Modugno – Boomerissimo.it®

Io lo ricordo per altri brani. Uno dei miei preferiti è Tre briganti e tre somari tratta dalla commedia musicale Rinaldo in campo. Assolutamente straordinario visivamente grazie alla mimica di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Mi piaceva molto anche Amara terra mia, una passione che condividono in pochi. Purtroppo sarebbe arrivata anche Piange il telefono, la canzone più parodiata della storia insieme alla coeva e quasi speculare Buonasera Dottore, che si avvale della suadente voce della signora Celentano. Modugno è stato autore, attore e cantante di successo. Poi anche per lui, è il caso di dire purtroppo, arrivò il momento di diventare conduttore.

La luna nel pozzo

Nel 1984 la televisione commerciale stava ancora imparando a diventare nazionale e popolare. Canale 5 e Italia 1 costruivano palinsesti seducendo autori e personaggi della Rai, ma non solo. Erano alla ricerca di volti capaci di tenere incollati milioni di spettatori senza il marchio del servizio pubblico. In quel cantiere finì anche La luna nel pozzo. Si trattava di un quiz, anzi di un game show che voleva essere il Portobello di Berlusconi. Gli autori erano gli stessi, uguale anche l’idea del sogno da realizzare. Il conduttore no, quello era diverso perché quello giusto era ingiustamente in carcere. 

La luna nel pozzo
Domenico Modugno durante una puntata de La luna nel pozzo (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it®

Andò in onda dal 16 aprile al 6 luglio 1984. Prima il venerdì su Italia 1, poi il lunedì in prima serata su Canale 5, al posto di Ciao gente! di Corrado che non aveva ottenuto gli ascolti sperati. Erano previste dodici puntate in prima serata. Si registrava a Cologno Monzese, per RTI e Videotime. La regia era del già Mago Zurlì, Cino Tortorella. Autori erano Anna Tortora e Angelo Citterio, gli stessi che avevano inventato il varietà-contenitore di Enzo Tortora.

Il meccanismo era semplice, il premio una favola. Il concorrente non vinceva solo un premio in denaro. Vinceva la possibilità di realizzare un sogno. Il vincitore era poi seguito dalle telecamere nella realizzazione del suo desiderio e il filmato mandato in onda. Qualcuno vinse un viaggio in camion con Milly Carlucci. De gustibus  non est disputandum.  In studio Modugno cantava, recitava gag, si occupava dei giochi. Al suo fianco una “valletta”, l’allora giovanissima Susanna Messaggio, già reduce come Goccia di Luna da Portobello e prossima ad un lungo sodalizio con Mike Bongiorno. La sigla finale, Pazzo amore, era tratta dall’album uscito poche settimane prima, l’ultimo prima che la voce del cantante di Nel blu dipinto di blu si spezzasse.

Alla conduzione era previsto ci fosse Enzo Tortora. Ma nel giugno 1983 Tortora fu arrestato nel vortice del caso Cirillo e della Nuova Camorra Organizzata. Il clamoroso errore giudiziario chiarito solo anni dopo, lasciò il format senza timoniere. Fininvest scelse allora Domenico Modugno, volto decisamente popolare. Adriano Aragozzini, il suo manager, ha raccontato di aver chiuso lui la trattativa con Berlusconi. «Ci furono problemi organizzativi, tanti ritardi, e Mimmo si arrabbiò moltissimo». Gianni Governi, nella biografia, aggiunge un dettaglio intimo. La moglie, Franca Gandolfi era contraria. Temeva per la salute del cantante. Sapeva quanto potesse essere faticoso un varietà «con i quiz, le canzoni e le scenette comiche». Ma Berlusconi lo convinse nonostante i dubbi.

La fatidica puntata

Le registrazioni erano un calvario. Le trasmissioni allora non erano in diretta, quindi si registrava a nastro. Chi ha ricostruito quelle settimane parla di turni fino a quattordici ore. Modugno era perfezionista e soffriva un po’ il ruolo del padrone di casa. Il 12 giugno 1984, un martedì, durante le prove di una puntata, si accasciò davanti al pubblico in studio. Governi scrive che stava già provando da cinque ore. Pensando ad un affaticamento, si ritirò in camerino a riposare per un’ora circa. Molte fonti affermano che il medico di servizio gli prescrisse una aspirina e riposo. Nulla di più. Modugno, poi, tornò in studio. Alla registrazione era presente anche Gigi Sabani che ricordò  di aver provato «un brivido»: «Mimmo non era più lui». Nelle poche parole fuori campo si sentiva la fatica e una difficoltà di pronuncia. La gamba, Mimmo, non la sentiva più. Quella notte le sue condizioni peggiorarono. Fu ricoverato d’urgenza a Milano. La diagnosi fu terribile: trombosi della carotide interna destra, paralisi del lato sinistro. L’ictus gli lasciò emiplegia e difficoltà di linguaggio. Modugno diede la colpa di quanto avvenuto alle sigarette. Ne fumava anche oltre cinquanta al giorno. Le puntate già registrate andarono comunque in onda. L’ultima puntata la condusse Marco Columbro. Modugno rimase lontano dalle scene per anni. 

Dopo

Due anni dopo arrivò puntuale una richiesta di risarcimento. Nel 1986 il cantante chiese alla Fininvest otto miliardi di lire. Il quotidiano La Stampa pubblicò la replica di Videotime. La società si dichiarò «totalmente estranea» al malore. Canale 5, scriveva, aveva prestato «tutta la necessaria e più premurosa assistenza». I sintomi, «in conformità alle diagnosi anche di altri medici», non avrebbero mostrato «i prodromi dell’ictus cerebrale». Il medico intervenuto era «un libero professionista non vincolato a Videotime da alcun rapporto di subordinazione». Nessun indennizzo risulta versato.

Modugno a Domenica in
Domenico Modugno nella sua ultima apparizione in TV (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it®

Sul piano dei fatti, tre sono i punti che fanno pensare. 1. i turni. Quattordici ore di registrazione non sono un dettaglio di colore, sono un’organizzazione del lavoro. 2. la sottovalutazione nell’immediato. Far tornare in scena un uomo che non articola e non sente una gamba è una scelta clinica, non uno scivolone di palinsesto. 3. il ritardo nel ricovero. Nell’ictus le ore contano. Nessun tribunale, per quanto risulta, ha trasformato questi tre punti in una condanna. Nessuna ricostruzione seria può fare finta che non esistano.

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Dopo sette anni di riabilitazione, il ritorno a Montecarlo, allo Sporting Club. Fu poi eletto in Senato con i Radicali e si fece portavoce per la battaglia sui diritti delle persone con disabilità. L’ultima apparizione fu a Domenica in, nel 1993, a cantare Delfini con il figlio Massimo. Lui era quasi irriconoscibile dietro la barba bianca. Dieci anni dopo quella puntata, a Lampedusa, il cuore gli si fermò. In mezzo la televisione aveva già voltato pagina, il quiz era sparito e dimenticato. Troppo cupa la sua fine per la tv commerciale. Videotime aveva già messo per iscritto la sua versione. L’assistenza premurosa, medico libero professionista, sintomi che «non evidenziarono in alcun modo» un ictus. 

Resta un dettaglio. Quella sera, a Cologno, il medico di servizio lo rimandò sotto le luci. Modugno tornò in scena. Il pubblico era lì, applaudì, vide un uomo che non articolava bene le parole e non sentiva una gamba. Poi andò a casa. La puntata, tanto, era già in videocassetta.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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