Il carteggio segreto, la trappola geniale e il calcio nel sedere sulla porta a vento
Cโerano anni in cui la storia era segnata dallโuscita del nuovo film di Fellini. Chi legge Boomerissimo sa che io sono troppo peone per apprezzare le sue visioni. Come avrebbe detto la mia mamma (anche lei scarsa fan di Fellini), sono troppo โterra-terraโ. Sono anche una che ha sogni bassi, mai pensato di diventare, che ne so, influencer.

Paradossalmente, visionario in una modalitร completamente differente dal genio del cinema italiano era anche Silvio Berlusconi, il quale con Fellini non riuscรฌ mai ad instaurare un rapporto che andasse al di lร della cortesia formale. Esiste una storia che vede protagonisti entrambi, passata di bocca in bocca, un gossip da raccontare a mezza voce. Federico Fellini scrisse a Silvio Berlusconi, novello monaco di Cologno Monzese e lo sventurato rispose. E da quel carteggio nacque una delle vendette piรน eleganti della storia del cinema italiano.
La ferita del 1985
Per capire la faccenda bisogna tornare al maggio 1985. Canale 5 trasmette alcuni film di Fellini, Lo sceicco bianco, I vitelloni, La dolce vita, 8ยฝ e, privo di qualsiasi rispetto, li interrompe con gli spot pubblicitari. La televisione commerciale deve monetizzare. Roba normale per chiunque altro. Per Fellini, un sacrilegio.
Il regista di Rimini parte al contrattacco. Scrive editoriali furibondi, lancia lo slogan ยซNon interrompete un’emozioneยป, arriva a chiedere l’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Poi fa causa presso la Pretura di Roma. La perde. La sentenza, che riconosce sostanzialmente che gli spettatori, ahinoi, erano giร abituati agli spot, lo indigna ancora di piรน. Ginger e Fred diventa per lui una sorta di sfogo artistico. Il presentatore televisivo grottesco che balla in studio e fa il simpatico con gli ospiti, beh, non รจ un personaggio di pura invenzione. Tra il 1988 e il 1989 Fellini inizia a lavorare a La voce della luna, tratto da un romanzo di Ermanno Cavazzoni. In testa ha giร un’idea. Una di quelle idee che sembrano innocenti finchรฉ non ti accorgi del detonatore. Pochi mesi dopo l’uscita del film, Fellini concede un’intervista a Vincenzo Mollica per la Rai. A un certo punto, quasi di passaggio, lascia cadere una rivelazione:
ยซFortuna che non sono riusciti a mettere le mani sul carteggio segreto tra me e Berlusconi, sรฌ, perchรฉ c’รจ stato! [โฆ] Tentavo di convincerlo ad apparire nel film, una particina [โฆ]. S’era quasi convinto, perรฒ poi alla fine mi ha scritto una lettera cosรฌ schietta [โฆ] Beh, tanta sinceritร l’ho proprio apprezzataยป.
Una particina. Giร . Non una a caso.
La luna
Lo studioso felliniano Roberto Chiesi ha ricostruito i dettagli. Nella scena finale di La voce della luna, il volto della luna interrompe il dialogo poetico tra Ivo Salvini (Roberto Benigni) e il prefetto Gonnella (Paolo Villaggio) per annunciare, con voce cavernosa: ยซPubblicitร โฆ aaaโฆ aaโฆยป. Ecco la particina. Fellini voleva che quel volto fosse Berlusconi. Voleva far dire al padrone delle televisioni commerciali italiane, l’uomo che aveva fatto a pezzi i suoi film con โi consigli per gli acquistiโ,ย proprio quella parola. Era una trappola. Geniale e diabolica. Berlusconi, da imprenditore navigato, la annusรฒ. Rispose con una lettera netta: ยซAh no, io non amo la pubblicitร . Sono contro la pubblicitร ยป. Fellini, che apprezzava la schiettezza quasi quanto il contrappasso, disse di aver trovato quella risposta persino ammirevole. Fine del carteggio.

Ma Fellini non era tipo da accusare il colpo, soprattutto quando aveva un film da finire e un nemico da sistemare con eleganza. Nella scena del banchetto di nozze di Marisa e Nestore, una delle sequenze piรน carnevalesche e scomposte del film, sui muri del ristorante si riconosce la squadra del Milan. Berlusconi ne era presidente dal 1986, dettaglio non casuale. Il regista si era appena scaldato. Il colpo vero รจ sulla porta a vento che separa la cucina dalla sala. Lรฌ, tra i camerieri che corrono avanti e indietro con piatti e vassoi, รจ dipinta una caricatura di Berlusconi in tenuta milanista. Ogni volta che qualcuno entra o esce, gli dร un calcio, nel sedere, in faccia, come capita, per aprire la porta. La scena si ripete piรน volte. Non รจ una comparsa. ร qualcuno da prendere a calci. Eโ la risposta definitiva al rifiuto: visto che non hai voluto stare nel film come attore, compari come quello da prendere a calci.
Venice, il film che non si fece
Non pago, Fellini, negli ultimi anni della sua vita, stava elaborando lโattacco decisivo. Un progetto provvisoriamente intitolato “Venice”: Berlusconi, il re della televisione commerciale, compra mezza Venezia, ribattezza il Canal Grande in ยซCanale 5ยป e arriva in elicottero con manager, venditori pubblicitari e una giovane starlet per uno show grottesco e ininterrotto. Il film non si fece. Fellini morรฌ il 31 ottobre 1993. Il giorno della sua morte, Rete 4 trasmise La strada senza interruzioni pubblicitarie, con la scritta ยซCiao Federicoยป. Onore delle armi o piaggeria? Qualcuno, da qualche parte nei corridoi di Fininvest, aveva ancora un minimo di senso dell’ironia. La storia del carteggio e del cameo rifiutato รจ lo specchio di uno scontro che ha attraversato quegli anni. Da una parte il cinema come rito, come sintassi emotiva che non si puรฒ interrompere; dall’altra la televisione commerciale che quella sintassi la troncava ogni venti minuti per vendere detersivi o carta igienica.
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Fellini non odiava Berlusconi come persona, ma vedeva in lui qualcosa di preoccupante: la forma mentis di un’epoca. L’idea che tutto, anche un’emozione, potesse essere interrotta, monetizzata, riconfezionata. Tutto poteva diventare merce, mentre si dava lโaddio ad attenzione e riflessione, in breve, la vittoria dello schiamazzo sul silenzio. Quando il tentativo di “intrappolare” quel potere dentro il film non andรฒ a buon fine, rimase la soluzione artigianale. Piรน diretta. Piรน felliniana. Un calcio in faccia sulla porta a vento e via andare.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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