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L'attacco di Osowiec

1915, la carica degli zombie: quando la guerra diventa horror

I soldati russi si alzarono dalle proprie tombe per far scappare i tedeschi

Ci sono storie di guerra che sembrano inventate da uno sceneggiatore di film horror, di una serie del genere The Walking Dead, e che invece sono documentate, controllate, incrociate su piรน fonti.  Si scrivono libri, si compongono canzoni su vicende che sembrano lontanissime e invece hanno ancora il sapore del sangue e lโ€™odore del gas. Questa รจ una di quelle storie. Eโ€™ stata chiamata, non a caso, “l’attacco dei morti”, e viene dritta dall’estate del 1915, da un angolo di Polonia che oggi in pochi saprebbero indicare su una cartina, ma che allora valeva quanto una cittร  intera.

L'attacco di Osowiec
L’attacco dei morti – Boomerissimo.itยฎ

Nel pieno della Prima Guerra Mondiale, un anno esatto dopo l’inizio del massacro, sul fronte occidentale si scavavano trincee, si aspettava, si moriva a metri dal nemico in una guerra di posizione che i tedeschi avevano giร  reso piรน moderna e piรน atroce inaugurando il gas a Ypres. Sul fronte orientale, invece, tutto era in movimento. Per i russi non stava andando bene.  Dopo l’offensiva di Gorlice-Tarnรณw i tedeschi avanzavano a grandi passi in Polonia, e l’esercito zarista arretrava ovunque. Ovunque, tranne che in un punto. Quel punto era la Fortezza di Osowiec, e non era certo un gioiello dell’ingegneria militare. Il suo valore era la posizione, si ergeva nel punto giusto, in mezzo alle paludi del fiume Biebrza, a controllare l’unico passaggio praticabile in una distesa di acquitrini, oltre che la linea ferroviaria che collegava Biaล‚ystok a Kรถnigsberg. Chi teneva quel posto, aveva la chiave del corridoio. Il feldmaresciallo Paul von Hindenburg, dopo due tentativi falliti negli anni precedenti, decise che quellโ€™estate la questione andava chiusa una volta per tutte, con qualunque mezzo necessario. Non รจ una leggenda gonfiata dalla propaganda di guerra. รˆ un episodio ricostruito su testimonianze dirette, rapporti di reggimento e fonti incrociate da piรน storici, russi e non. Una vicenda che in Italia resta poco nota, forse perchรฉ il fronte orientale della Grande Guerra da noi si studia poco e male, ma che racconta meglio di tanti manuali cosa volesse dire trovarsi nel bel mezzo della guerra chimica appena inventata.

Una fortezza che aveva giร  resistito all’inferno

Prima di arrivare al giorno che ha reso Osowiec immortale, vale la pena raccontare cosa quella fortezza aveva giร  passato. Costruita dall’Impero Russo tra il 1882 e il 1892 proprio per tenere a bada la Prussia Orientale, impediva agli eserciti tedeschi di dilagare verso nord. Era un sistema moderno di forti in terra e cemento, aggiornato contro lโ€™artiglieria pesante.

Osowiec
La fortezza di Osowiec all’epoca (Di Sconosciuto – ะ–ัƒั€ะฝะฐะป “ะ›ะตั‚ะพะฟะธััŒ ะฒะพะนะฝั‹”. ะ’ั‹ะฟัƒัะบ 23., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7731676)Boomerissimo.itยฎ

Nel settembre del 1914 aveva giร  respinto un assalto frontale tedesco con decine di battaglioni. Poi, tra febbraio e marzo del 1915, era arrivato il diluvio d’artiglieria. Un ingegnere militare che partecipรฒ alla difesa, tale Sergej Chmel’kov raccontรฒ di un bombardamento che nella sola settimana tra il 25 febbraio e il 3 marzo sparรฒ contro la fortezza qualcosa come duecentocinquantamila proiettili pesanti, arrivando a quattrocentomila nell’intero assedio. La terra tremava, gli alberi volavano in aria, sembrava non potesse restare in piedi nulla. E invece Osowiec resistette, con i russi che riparavano di notte quello che i tedeschi distruggevano di giorno. Una sorta di tela di Penelope. Fu allora che ai comandi tedeschi decisero di usare la stessa strategia sperimentata sul fronte occidentale. Se l’artiglieria da sola non bastava ad avere ragione della fortezza e nemmeno la pioggia di proiettili erano riusciti a piegare quella guarnigione, si poteva provare con qualcosa di piรน subdolo e piรน moderno. La guerra del 1915, in fondo, era anche questo, il momento in cui l’ingegno umano, invece di inventare un modo per finire prima il massacro, ne elaborava uno piรน efficiente per prolungarlo. Per l’assalto finale dell’estate 1915 Hindenburg radunรฒ tra i dodici e i quattordici battaglioni di fanteria, circa settemila uomini, genieri, una trentina di cannoni d’assedio pesanti e, soprattutto, trenta batterie di gas con migliaia di bombole di cloro e bromo. Sapevano benissimo, i tedeschi, che i russi non avevano maschere antigas. A difendere la fortezza, agli ordini del tenente generale Nikolaj Brลพozovskij, c’erano appena cinquecento soldati del 226ยฐ Reggimento Zemljanskij, piรน qualche centinaio di miliziani. Novecento uomini in tutto, contro un nemico che si presentava con l’arma piรน sleale del ventesimo secolo. I tedeschi attesero il vento favorevole.

La nube verde e i cadaveri che si alzarono a caricare

Alle quattro del mattino del 6 agosto 1915 il vento cambiรฒ direzione, e i tedeschi iniziarono lโ€™attacco. Aprirono il fuoco d’artiglieria e insieme liberarono il gas da migliaia di bombole. Una nube verde scuro, alta dodici-quindici metri e larga otto chilometri, avanzรฒ sulle posizioni russe penetrando fino a venti chilometri di profonditร . Un testimone raccontรฒ che ogni cosa viva all’aperto fu avvelenata a morte, che le foglie sugli alberi ingiallirono e caddero in poche ore, che perfino gli oggetti di rame si coprirono di un velo verdastro di ossido di cloro, e che il cibo conservato senza chiusura ermetica diventรฒ velenoso. Tre compagnie del 226ยฐ Zemljanskij furono praticamente cancellate dalla mappa. I soldati russi non avevano maschere. Si avvolsero stracci bagnati intorno al viso, qualcuno li imbevve persino di urina, un rimedio disperato di cui si sente parlare anche in altri episodi della grande guerra chimica del 1915. Funzionรฒ poco. Un sopravvissuto, Aleksej Lepeลกkin, ha raccontato che senza protezioni il gas provocava ustioni interne terribili, i polmoni si scioglievano, dalla bocca di quegli uomini usciva un rantolo misto a schiuma sanguinolenta, che la pelle di mani e volto si copriva di vesciche. In quel momento,  un certo Sveฤnikov,  capo del 2ยฐ settore di difesa di Osowiec, scosso da terribili accessi di tosse, rantolรฒ: ยซAmici miei, non possiamo crepare qui come scarafaggi prussiani per colpa del loro veleno. Facciamogli vedere qualcosa che ricorderanno per sempre!ยป

uno dei partecipanti all'attacco dei morti
Vladimir Karpovich Kotlinsky (Di Sconosciuto – http://www.orthedu.ru/kraeved/15736-praporshhik_i_podporuchik_kotlinskij.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=71400217) – Boomerissimo.itยฎ

E qui arriva il pezzo di storia che vale il racconto. I tedeschi, convinti che nessuno potesse essere sopravvissuto a quella nube, mandarono avanti la fanteria per prendere possesso delle trincee che consideravano ormai vuote. Invece da quelle trincee uscirono loro: sessanta, forse cento uomini della 13ยช Compagnia e di reparti vicini, guidati dal sottotenente Vladimir Kotlinskij, con i polmoni bruciati dal cloro, il viso gonfio e ustionato, le divise inzuppate del proprio sangue per la tosse continua. Non era un contrattacco da manuale, era una marcia claudicante e rantolante, ma con un obiettivo solo, vendicarsi degli avvelenatori. Un testimone affidรฒ il suo racconto al giornale Russkoe Slovo. Descrisse quella scena dicendo che nessuno ebbe bisogno di essere spronato, che non c’erano eroi isolati ma un’unica massa mossa da un solo pensiero, morire ma prima vendicarsi. Ai tedeschi bastรฒ vedere quelle sagome sanguinanti uscire dalla foschia verde, tossendo sangue e brandelli di polmone che continuavano comunque ad avanzare con le baionette in mano. Il panico fece il resto. La fanteria tedesca si ritirรฒ in disordine, calpestandosi a vicenda, restando impigliata nel proprio filo spinato mentre l’artiglieria russa, ancora in funzione, ne approfittava.

L’attacco dei morti – Boomerissimo.itยฎ

Lo stesso Chmel’kov, raccogliendo i racconti dei reduci, scrisse che l’attacco dei morti colpรฌ i tedeschi al punto da far loro rifiutare il combattimento, molti trovarono la morte proprio sul reticolato davanti alla seconda linea di trincee. Entro le otto del mattino le prime posizioni erano riconquistate, entro le undici l’intero settore era di nuovo in mano russa. Kotlinskij morรฌ quella sera stessa per le ferite riportate, decorato alla memoria. Il comando passรฒ a un tenente polacco dei genieri, Wล‚adysล‚aw Strzemiล„ski, che perse un braccio e la vista da un occhio a causa del gas e delle ferite, ma sopravvisse, e diventรฒ poi uno dei piรน importanti artisti d’avanguardia della Polonia del Novecento. Un destino che da solo basta per un altro articolo.

Perchรฉ ce ne ricordiamo ancora, piรน di cent’anni dopo

I russi non riuscirono a tenere Osowiec a lungo. Il 18 agosto 1915, con il rischio concreto di un accerchiamento, gli stessi difensori fecero saltare in aria buona parte delle fortificazioni e si ritirarono. Un finale misero per un episodio che meritava altro. Ma la storia, come spesso succede, non cerca un lieto fine per restare nella memoria.  Lo storico Chmel’kov diede a quella battaglia un nome definitivo in un libro del 1939, e la sua eco arriva fino a oggi, quando i Sabaton, band svedese che di storia militare ha fatto un intero repertorio, ne hanno tratto una canzone potentissima nell’album The Great War del 2019.

La canzone dei Sabaton – Boomerissimo.itยฎ

Io non sono qui a fare la lezioncina sul valore della guerra, che resta un inferno da qualunque parte lo si guardi, nรฉ a costruire eroismi a buon mercato per gente morta un secolo fa in una palude polacca. Ma qualche riflessione sulla natura umana, in una storia cosรฌ, ce la si puรฒ concedere. Quegli uomini con i polmoni disfatti non caricarono per una medaglia o per un pezzo di terra, caricarono perchรฉ l’unica alternativa era morire senza aver reagito. I tedeschi armati fino ai denti fuggirono davanti a un manipolo di uomini giร  morti che avevano deciso che quello non era il giorno giusto per mollare.  

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ

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