Nel maggio 1986 una soffiata anonima mise fine alla carriera di Traci Lords. Centinaia di film sequestrati, un’industria in ginocchio. La ragazza di Steubenville, Ohio, però, non sparì
Ci sono città da cui è bello scappare e una deve essere Steubenville, Ohio. Qui nacque, il 7 maggio 1968, una bambina bionda come bionde devono essere le bambine americane. Il suo nome era Nora Louise Kuzma ma presto, decisamente troppo presto, l’avremmo conosciuta un po’ tutti come Traci Lords, regina del porno per cui non ho mai avuto una particolare attrazione, ma che indiscutibilmente ha fatto cadere il mondo, e non in un modo solo.

Come spesso accade in queste storie, la piccola Nora non veniva da una famiglia ideale (non che la famiglia sia spesso un ambiente ideale per crescere, ma alcune sono decisamente più disfunzionali di altre). Il padre era alcolizzato e violento, i genitori prontamente divorziati. Il risultato: un’infanzia da dimenticare, con uno stupro a dieci anni e una serie di molestie a cui la bambina cresciuta anzitempo decise di dire basta.
Adulta, prima del tempo
Arrivò a Los Angeles giovanissima, con poco in tasca ma un’idea molto precisa di dove voleva arrivare: molto lontano da dove era venuta. Che ci sia riuscita o no, non è nostro compito giudicarlo. L’America è una terra che sa essere senza regole, oppure rigida in modo per noi incomprensibile (o almeno lo era, visto che sembriamo abilissimi a importare il peggio senza peraltro riuscire a emulare quello che andrebbe copiato).

In quella Los Angeles dei primissimi anni ‘80, senza avere 16 anni non potevi bere nemmeno una birra, né fare praticamente nulla. Ma le regole, si sa, sono fatte per essere aggirate e da sempre i teenager a stelle e strisce praticano l’arte dei documenti falsificati, che baristi e titolari di locali si sforzano di prendere sul serio. Carta canta, e tanto basta, che importa se è falsa come un foglio da millecinque? Nora Louise trovò una via leggermente diversa: anzi, trovò il certificato di nascita di un’altra ragazza — Kristie Nussman, qualche anno più grande — e cominciò a usarlo. Come l’abbia trovato non è dato sapere, non è roba che di solito si perda per la strada. Ma le vie dei strani commerci sono infinite, e il certificato sembrava essere buono. L’aspetto di Nora faceva il resto. Non tradiva nulla della sua età. L’espressione era diventata adulta anzitempo, i capelli chiari, la faccia da ragazza copertina e una presenza esplosiva che magnetizzava la macchina da presa, completarono il quadro. E comunque, nell’industria del cinema per adulti americano degli anni Ottanta, un po’ come all’ingresso dei bar, nessuno si faceva troppe domande. Un documento apparentemente a posto era più che abbastanza per far girare la macchina da soldi, in sala e in videocassetta.. Tra il 1984 e il 1986 Traci Lords, biondina tutt’altro che innocente, del genere “Barbie” (quindi non il mio), girò decine di film, diventando una delle interpreti più richieste e pagate del settore. Una festa di molti tipi, che sarebbe finita in modo brutale per tutto il settore, e molto presto.
La retata
Il 13 maggio 1986 agenti dell’FBI bussarono con poca grazia alla sua porta, a Redondo Beach. Traci (continueremo a chiamarla così, come lei ha voluto chiamarsi) aveva appena compiuto diciotto anni. La soffiata era arrivata precisa e devastante, e non si è mai saputo con certezza da chi. Era l’inizio della fine: in poche ore scattarono raid simultanei in tutte le sedi nei magazzini, negli studi, nelle abitazioni. È divertente pensare quali scene gli agenti in divisa abbiano interrorro, ma non è detto che la realtà sia sempre così poetica. Centinaia di pellicole e videocassette finirono sequestrate. L’industria perse milioni in poche settimane. Negozi e distributori corsero a vuotare gli scaffali, prima di accuse di detenzione di materiale pedopornografico.Traci Lords spari per sempre, resta un nome, un ricordo, che è rischioso anche evocare, a rischio di manette.

Di tutta la sua produzione rimase legalmente in circolazione un solo titolo: Traci, I Love You, girato a Cannes e Parigi due giorni dopo il suo diciottesimo compleanno, prodotto dalla sua stessa società. L’unico film mai girato in cui fosse maggiorenne. È diventato un cult del suo genere, e non poteva che essere così.
Dopo lo scandalo
Tutta la sua produzione fu vaporizzata in una notte, ma Traci Lords non sparì. Si reinventò con la determinazione che certo non le era mancata fino ad allora. Passò al cinema mainstream e lavorò con John Waters in Cry-Baby e Serial Mom, apparve in serie televisive come Roseanne e Profiler, fece doppiaggio. Nel 2003 diventò scrittrice e pubblicò la sua autobiografia, Underneath It All: traumi, dipendenze da cocaina e relazioni distruttive, una volta elaborate diventarono un’altra scala per il successo.
Si buttò anche, come si dice, sociale, e con una certa conoscenza del problema, quantomeno: diventò attivista contro lo sfruttamento minorile. Il caso Traci Lords non ha cambiato una virgola del problema etico (o del non problema, dipende come la si vede) della pornografia. Ma contribuì a cambiare il settore molto prima che Internet lo rovesciasse del tutto. Il Child Protection and Obscenity Enforcement Act imposero verifiche molto più severe, e assolutamente necessarie, sull’età degli attori.
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Oggi il settore è del tutto cambiato. Artiste e artisti del campo gestiscono perlopiù in proprio la propria attività, senza discutibili intermediari (o quantomeno con intermediari diversi: piattaforme registrate a non si sa chi, in qualche paradiso fiscale). Una ragazza ferita che aveva fatto di tutto per cambiare la sua vita è diventata, senza volerlo, una delle spinte maggiori di questo cambiamento. E chissà che presto le figurine sintetiche dell’AI mettano fine anche all’ora di OnlyFans & co. senza bisogno di falsificare nessun certificato d’identità.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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