Una rivalità leggendaria, antica e non ancora sopita
Come è straordinario lo sport in tv! Le telecamere, posizionate strategicamente, offrono una visione che altrimenti potresti solo sognare, posti in prima fila ed il vantaggio di moviole, riprese ravvicinate, particolari e dettagli che sfuggono allo spettatore presente fisicamente.

Ha anche il vantaggio, non secondario, di evitare effetti collaterali come sudore copioso e affaticamento muscolare. Armonicamente sistemato sul divano ognuno dice la sua in quanto esperto tuttologo dell’universo sportivo.
Lo sport di moda
Anche gli sport seguono un flusso. Non si sa perché (o forse sì) le discipline sportive disegnano un grafico a onda. C’è il momento di alta popolarità, legato all’emergere di campioni particolarmente affascinanti o dotati e momenti in cui cedono il passo ad una nuova moda.
Nell’Italia di questo periodo la curva è altissima per il tennis. L’artefice di questo rinnovato interesse è certamente Jannik Sinner. L’italico campione, con un accento davvero poco italico, reclutato anche per fare pubblicità con l’entusiasmo di un sedano, forse riuscirà nell’arduo compito di sottrarre giovani muscoli al calcio.
Personalmente, non mi ha mai interessato più di tanto, né in tv, né da spettatore pagante e tantomeno giocato. Diciamo che rifuggo gli sport in cui bisogna rincorrere delle palle. Resisto a guardare le gare di atletica leggera, di nuoto (in piscina) e l’equitazione di campagna. Forse perché, da semplice dilettante e appassionata li ho praticati. Per raggiunti limiti di età ho abbandonato i sogni di atletica, per scarsa disponibilità economica, l’equitazione che resta uno sport elitario.
Il tennis ha suscitato il mio interesse per un breve lasso di tempo, cervicale permettendo, coincidente con gli anni d’oro di John McEnroe.
La faida con Jimmy Connors
McEnroe è universalmente noto per le discussioni con gli arbitri e le rivalità sanguigne con altri tennisti.
Nel 1971 incontrò per la prima volta sul campo Bjorn Borg. McEnroe era raccattapalle in quell’edizione degli US Open. Negli anni a venire il tennista statunitense non sarebbe stato così cooperativo con l’asso svedese.
Ma la rivalità più accesa fu non con lo svedese, ma con il suo connazionale Jimmy Connors.
Il loro fu uno scontro di stili, temperamenti e ideologie. I loro 34 incontri tra il 1977 e il 1991, divisi 20-14 in favore di McEnroe, non erano tanto partite quanto sessioni di guerra psicologica, punteggiate da granate verbali, genialità tattiche e un disprezzo reciproco che si è mantenuto a lungo nel tempo.
Aveva diciotto anni McEnroe quando fece il suo ingresso nella cattedrale del tennis, Wimbledon. La sua corsa verso le semifinali stupì tutti, ma fu il suo comportamento che rimase memorabile. Durante una partita del primo turno, una chiamata di linea contestata spinse McEnroe a gridare , “You’re a disgrace to humanity!” all’arbitro di sedia, un assaggio del suo famoso “You cannot be serious” del 1981.
I tabloid britannici atterriti e affascinati avevano trovato qualcuno di cui parlare, in breve fu soprannominarono “McNasty”.
In semifinale incontrò per la prima volta Connors. Il loro match non fu tanto una partita quanto un rituale di nonnismo. Connors, noto per i suoi giochetti mentali pre-partita, ignorò la stretta di mano di McEnroe nello spogliatoio. La sconfitta di McEnroe per 6-3, 6-3, 4-6, 6-4 mise in luce la sua ingenuità tattica, del resto era ancora un teenager, ma lasciò intenderne la grinta.
McEnroe e Connors incarnavano archetipi opposti: il mancino cerebrale, che serve e vola, contro l’implacabile macinatore della linea di fondo. Il loro scontro stilistico del resto rispecchiava le loro personalità.
Man mano che McEnroe cresceva come tennista, aumentava anche il fervore agonistico con Connors. I loro incontri divennero eventi imperdibili, non solo per la qualità del tennis ma anche per i possibili imprevisti legati alla loro acrimonia e alle intemperanze verbali.
Un contrasto che raggiunse la sua massima espressione durante la semifinale degli US Open del 1979. Connors prendeva in giro McEnroe per le sue tattiche sotto rete. McEnroe replicò: “At least I don’t play like a broken jukebox!” con diretto riferimento ai reiterati colpi dell’avversario da fondocampo. Dalla tribuna stampa si alzò una sonora risata, non condivisa dall’arbitro.
Si ritrovarono ancora ad incrociare le racchette alle WCT Finals del 1980. Dopo il trionfo di Connors per 2-6, 7-6, 6-1, 6-2, McEnroe se ne andò infuriato. In seguito disse: “I wanted to beat him so bad it clouded my judgment” . Connors sfruttò il perfezionismo di McEnroe:“Mac’s problem is he thinks every point should be a masterpiece” .
Uno dei loro scontri più famosi avvenne il 10 gennaio 1982, durante la finale del Michelob Light Challenge a Chicago. Jimbo e McEnroe diedero il meglio di loro stessi, ma non in ambito sportivo. Il punto di quasi non ritorno arrivò al quinto set quando Connors, furioso per le perdite di tempo di McEnroe e per il suo solito linguaggio colorito, si avvicinò alla rete per affrontarlo. I due rischiarono molto dal punto di vista disciplinare. Purtroppo nessuno era così vicino da poter ascoltare cosa effettivamente si dissero.
Una rivalità tra i due che non pare essersi sopita con la maturità e con l’abbandono dell’attività agonistica.
Bjorn Borg, amico di entrambi è stato intervistato da Connors per il suo podcast. Tra le altre cose ha raccontato di aver pubblicato sul suo profilo Instagram una foto di loro due insieme a Indian Wells, certo che non sarebbe sfuggito a McEnroe. La reazione non si è fatta attendere.
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Dopo aver visto la foto, McEnroe avrebbe chiamato Borg chiedendogli: What the hell you doing with Jimmy Connors? Connors, dopo aver sentito questa storia, ha commentato: ’OMG he was like a jilted lover”.
Il fuoco non è ancora spento.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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