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David Hasselhoff

Supercar contro il Muro di Berlino: così ha fatto la storia

Una macchina che parla, un bagnino e la caduta del muro di Berlino, storia di un legame improbabile

Ricordo molto bene il giorno in cui il muro di Berlino è caduto. Seguii la diretta in televisione, con un misto di stupore ed incredulità. Noi siamo nati con il muro e le sue terrificanti narrazioni, le due Germanie, con due capitali, due popoli che si sfidavano anche nello sport, DDR contro BRD.

David Hasselhoff
David Hasselhoff e il Muro – Boomerissimo.it

Per come erano messe le cose durante la Guerra Fredda, in pochi vedevano possibile la fine di quella innaturale divisione nell’arco della propria vita. Ma la storia sorprende, o forse sorprende gli ingenui come me. Come sia stata gestita la Wiedervereinigung non sono in grado di descriverlo o valutarlo, ma so per certo che i filmati delle picconate al muro restano per me un ricordo forte.

Attore (mi piace il gioco di parole) non di secondo piano, magari casuale di questo evento storico è stato David Hasselhoff.

Ich bin ein Berliner

David Hasselhoff è stato l’amato pilota di K.I.T.T., protagonista negli anni Ottanta del telefilm Supercar. Credo di aver visto tutti gli episodi, era una specie di appuntamento fisso. Lo guardavo con mio padre, che è stato a lungo il mio compagno di giochi. Mia sorella, da sempre intellettuale, snobbava questi beceri esempi di subcultura. A mio papà e me piaceva l’automobile, dell’allora cotonato protagonista ci importava il giusto.

Michael Knight e K.I.T.T. – Boomerissimo.it

Quando Hasselhoff parcheggiò per sempre la macchina per buttarsi tra le onde di Baywatch perdemmo entrambi interesse in lui. Forse avremmo dovuto dargli una chance in più.

Talento multisfaccettato, l’attore che nella sua linea di sangue ha anche qualche tedesco è un cantante di discreto successo. Il suo primo album, Night Rocker risale al 1985. Non sfondò in patria, mentre in Europa divenne una hit, probabilmente grazie alla fama di Supercar. A distanza di un paio d’anni pubblicò il suo secondo album che conteneva il brano Looking for Freedom. Stesso copione, scarso successo in USA, ma scalò le classifiche europee, in particolare quella tedesca.

Looking for Freedom non era nemmeno una creazione originale di Hasselhoff. La canzone era una cover di “Auf der Straße nach Süden”  uscita nel 1978, prodotta da Jack White e cantata da Marc Seaberg. 

Con un tempismo fatale, la versione di Hasselhoff fu pubblicata nel 1988 e scalò rapidamente le classifiche della Germania occidentale, raggiungendo il primo posto nell’estate del 1989. La canzone rimase al primo posto per otto settimane, diventando la colonna sonora di un momento cruciale della storia tedesca.

Difficile capire cosa abbia fatto di questo brano da discoteca un inno alla libertà da entrambi i lati della cortina di ferro. Forse il testo che parlava di ricerca della libertà, o forse era solo l’orecchiabilità, come avrebbe suggerito in seguito lo stesso Hasselhoff.

Per essere una canzone che divenne sinonimo di liberazione e di trionfo del capitalismo occidentale, il testo contiene in realtà un messaggio piuttosto sfumato: “Ho cercato la libertà, da quando ho lasciato la mia città natale, ho cercato la libertà, ancora non si trova…. Ho avuto tutto ciò che il denaro può comprare, ma la libertà, non l’ho avuta… Ho cercato la libertà, ma la ricerca continua… “Non è esattamente l’ode vittoriosa che ci si potrebbe aspettare per un momento del genere.

Il concerto alla Porta di Brandeburgo

David fu invitato ad esibirsi a Berlino la notte di Capodanno del 1989, nello show tedesco Silvester. Hasselhoff, però, fece una richiesta decisamente ardita: voleva cantare sul muro.

“Pensavo che avrebbero detto assolutamente di no”, ma hanno detto di sì, e mi hanno detto che sarei stato la prima persona a cantare lì dal 1945’. 

Come non sentirsi orgogliosi? Ne seguì un’esibizione gloriosamente assurda. Appollaiato su una gru a benna sopra la Porta di Brandeburgo a temperature gelide (secondo quanto riferito, 2 gradi sotto zero), Hasselhoff cantò il suo anthem indossando una giacca di pelle corredata  di luci di movimento, mentre intorno a lui sibilavano i fuochi d’artificio. Molto anni Ottanta, ma sicuramente un’esperienza indimenticabile per l’artista.

David al concerto nel 1989 – Boomerissimo.it

Col tempo si sviluppò una leggenda metropolitana: David Hasselhoff era in qualche modo responsabile del crollo del Muro di Berlino. Una volta l’attore, per scherzo, ha dichiarato di essere dispiaciuto per non essere stato riconosciuto nel Checkpoint Charlie Museum per il suo contributo.

La realtà, naturalmente, è che il Muro di Berlino è caduto a causa delle crescenti pressioni politiche, delle proteste pacifiche in tutta la Germania Est e di una serie di errori burocratici, non a causa di una canzone pop.

Eppure c’è un fondo di verità nell’impatto culturale di Hasselhoff. Durante una visita a Berlino Est nel 1989, ebbe un incontro che gli mostrò il potere della musica. Mentre stava concedendo un’intervista su una panchina di Berlino Est, tre giovani donne lo riconobbero, non come Michael Knight di Supercar, ma come “l’uomo che canta di libertà”.

Difensore del Muro

Ironia della sorte, l’uomo che ha celebrato la caduta del muro è diventato uno dei più accesi difensori delle sezioni rimanenti. Nel 2013, Hasselhoff si è unito a migliaia di manifestanti a Berlino per impedire la demolizione di una parte della East Side Gallery, un tratto di 1,3 chilometri del muro ricoperto di opere d’arte. Al suo posto dovevano sorgere appartamenti di lusso.

David Hasselhoff
David Hasselhoff durante la protesta (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

“Quest’ultimo pezzo del muro è davvero sacro”, ha dichiarato Hasselhoff durante una conferenza stampa. “Si tratta di persone, di cuori spezzati e di vite perse. È di questo che stiamo parlando oggi, non di un pezzo di proprietà immobiliare “ .

Quella volta, però, l’impresa non gli riuscì. Alcune parti del muro furono abbattute prima dell’alba del 27 marzo 2013, presidiate da 250 agenti di polizia.

Imperterrito, Hasselhoff è tornato nel 2019 per continuare la sua opera di sensibilizzazione, chiedendo al sindaco di Berlino di fermare la costruzione di un “edificio mostruoso” sull’ex “striscia della morte” accanto al muro.

Nel 2019, in occasione della Giornata dell’Unità tedesca, Hasselhoff è tornato a Berlino per commemorare il trentesimo anniversario della caduta del muro. Esibendosi alla Max-Schmeling-Halle, uno stadio di pallacanestro costruito vicino al punto in cui un tempo sorgeva una sezione del Muro di Berlino, ha ricreato il suo famoso concerto cantando da una piattaforma idraulica…

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Per l’occasione, Hasselhoff ha persino indossato la stessa giacca della sua performance del 1989, un gesto di pura nostalgia. 

Di certo David Hasselhoff non è l’eroe che ha abbattuto il muro con K.I.T.T., ma è diventato un simbolo – a volte serio, a volte ironico – di quel momento in cui le barriere sono cadute e le persone si sono unite.

“Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto con la canzone giusta”. Vedi, a volte, il fattore C.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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