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Primo video virale

Il primo video virale della storia: problema risolto

C’era una volta un mondo senza internet, eppure i video virali c’erano già. Un problema che abbiamo ancora oggi.

È facile ricordare con nostalgia i bei tempi andati. Non è il nostro pane qui a Boomerissimo eppure pure noi, che consumiamo la tastiera del PC per portarvi il meglio di tempi un po’ diversi (se non vogliamo dire migliori) delle volte ci facciamo venire la lacrimuccia ripensando al ticchettio delle macchine da scrivere nei nostri primi reparti creativi. 

Primo video virale
I dannati pesci verdi – Boomerissimo.it

A quelle cose come il Kores Type Corrector, che lampeggiavano in Piazza del Duomo quando Word era ancora molto di là da venire, e pure noi ce ne andavamo in giro con cappottino e cappellino per la mano di papà.

Ma non divaghiamo e torniamo al nostro tema: la “viralità”. Chimera ed ossessione dei clienti in questi ultimi anni. In realtà, per chi realizza videini per la circolazione internettiana, più che altro una fortunata vincita alla lotteria. 

La viralità è una lotteria professionalmente deprimente

Tutti quelli che ti pagano per realizzare qualcosa che si veda in rete sognano l’Eldorado del mitico video che circola facendo milioni, se non di miliardi, di click e di view, senza essere costato a loro nemmeno mezzo euro di promozione. Furbacchioni. 

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Noi che facciamo questo mestiere, anche per salvaguardare la nostra immagine (e la nostra magra parcella), ci affanniamo a spiegare loro che la viralità è una vincita alla lotteria. Tu fai cose. Misteriosamente una, normalmente la più stupida e insignificante, incontra una qualche corrente sotterranea e comincia a viaggiare, esplode, la condividono, ci mettono like su like. Tu guardi la cosa con una certa sorpresa, vai a sapere perché succede. 

La viralità è imprevedibile – Boomerissimo.it

A noi di Boomerissimo successe con un foto di apriscatole. Così, di botto, senza motivo. Senza una spiegazione. Ma tu convincilo il cliente risparmioso che per la viralità l’ingrediente principale è la botta di c…, che le ricette non esistono. La formula non c’è. Non esiste nessuno che, senza investire in promozione e comunicazione possa garantirti, o anche solo prometterti con ragionevole probabilità, che ti farà video virali.

Il cliente annuirà. Poi ti tirerà fuori dal telefono un maledetto video con dei pesci verdi che nuotano stupidamente nell’acqua, dicendo che ha fatto x fantastiliardi di view. E che noi dovremmo fare una cosa simile, o uguale. Degli altri pesci verdi. 

“No” gli rispondi tu, “se anche facessimo degli altri pesci verdi, ma anche assolutamente uguali a questi, non sapremo mai se diventerà virale. Anzi sappiamo con ragionevole certezza che non lo diventerà, perché di pesce verde virale c’è già stato questo, e nessuno ha voglia di vedersi e condividere due pesci verdi”. 

Pesci esplosivi – Boomerissimo.it

Ma poi, se anche lo diventasse a che cosa ci serve? Noi dobbiamo dire (gli snoccioli la tua strategia di comunicazione, gli obiettivi che abbiamo raggiunto, delle volte miracolosamente). Cosa c’entra con questi simpatici ciprinidi?

Lui annuirà, forse. Poi, di sicuro, tempo 15 giorni, ti tirerà fuori di nuovo i dannati pesci verdi. “Perché non facciamo qualcosa del genere? L’hanno visti settordici miliardi di persone. E NON HANNO SPESO UNA LIRA IN PROMOZIONE”.

La viralità delle volte è professionalmente deprimente. Eppure girando, ovviamente, come si fa al giorno d’oggi, per Internet, scopri che non è una questione nata oggi. Non è nemmeno nata ai tempi di Internet. Il primo video al mondo che si possa definire virale è del 1970. Diventò “virale” (o qualcosa del genere) ai tempi del tubo catodico. Curiosamente, riguardava un altro maledetto pesce, o qualcosa di abbastanza imparentato. 

Il primo video virale della storia

Al fondo della questione c’è un evento bizzarro e spettacolare avvenuto nel lontano Oregon, a Florence, sulla costa pacifica degli Stati Uniti. A un capodoglio di otto tonnellate, come a volte succede ai capodogli, si guastò il navigatore interno e l’animale finì arenato sulla spiaggia, dove morì.

Primo video virale
Il capodoglio dello scandalo (youtube KATU news) – Boomerissimo.it

E non solo morì, ma cominciò a decomporsi, emanando un fetore insopportabile. Un problema drammatico per i residenti soffocati dal tanfo e anche per le autorità locali, che non avevano idea di come gestire l’ingombrante e nauseante problema.

Di riportarlo in mare non se ne parlava, il capodoglio cadavere ormai mezzo squagliato non era facilmente trasportabile. Visto che la coscienza ambientale e la compassione animalista non avevano ancora raggiunto i livelli patologici di oggi, si decise per una soluzione di tipo militare. 

Il cadavere del pescione fu imbottito da mezza tonnellata di dinamite, da parte di un nucleo di artificieri coraggioso e dallo stomaco robusto. Una volta fatto brillare il troppo sostanzioso cadavere, i gabbiani si sarebbero occupati dei resti esplosi, sparsi sulla spiaggia. Una soluzione al contempo radicale e abbastanza semplice.

Per l’esplosione fu fissata una data: 12 novembre 1970. Ma la risoluzione dinamitarda così accuratamente schedulata non andò decisamente nella direzione voluta. Il capodoglio ormai parzialmente decomposto si rifiutò di vaporizzarsi e disperdersi per la gioia degli uccellacci becchini che dovevano completare il compito.

Primo video virale
Botto fatale in Oregon (youtube KATU news) – Boomerissimo.it

In aria furono scagliati enormi pezzettoni di carne, e di grasso sia puzzolente che bruciato. Un enorme pezzo del cadavere rovinò su una macchina parcheggiata a ben 400 metri di distanza, distruggendola.

Non si registrarono feriti molto gravi, ma tutti i presenti al momento della brillatura della balena morta furono ricoperti da uno strato di slime putrido, rovinando ulteriormente l’esecuzione di un piano che solo sulla carta si era dimostrato brillante. 

Fu insomma una catastrofe totale, documentata per intero dal giornalista Paul Linnman e dal cameraman Doug Brazil per l’emittente locale KATU. Non so che tipo di servizio avessero intenzione di mettere in onda. Una di quelle storielle di normale insensatezza tipo quelle raccontate nel celebre film “Ricomincio da capo” probabilmente. Dal risveglio della marmotta all’esplosione della balena.

Ne uscì il racconto di una catastrofe tragicomica. Un servizio televisivo che, contro ogni previsione, diventò rapidamente famoso oltre i previsti confini del lontano Oregon e continuò a essere riproposto per anni e anni come esempio di fallimentare gestione di un’emergenza.

Come tutti sappiamo, di emergenze gestite in modo fallimentare il mondo non ha scarsità. Ma quella aveva un sacco di ingredienti giusti: nessuno era morto, faceva un po’ schifo, faceva anche ridere, qualcosa nella postura del giornalista e delle autorità era fatto per essere visto e rivisto. Non lo sappiamo, non lo sapremo mai.

Sappiamo solo che molti (ma molti) anni dopo, con l’avvento di internet, quel servizio del 1970 ha tracimato nel nuovo mezzo, ed ha continuato a essere un fenomeno, a questo punto propriamente, virale.

Un colpo di fortuna per tutti, che è diventato un caso mediatico di comunicazione, di cui stiamo parlando ancora adesso, 55 anni dopo. Il video merita e lo embeddiamo, come si suol dire, nel nostro articolo.

Quali conclusioni trarne, dal punto di vista professionale? – Boomerissimo.it

Forse, che la prossima volta che un cliente mi tirerà fuori i dannati pesci verdi, la cosa più utile che potrei fare è farlo esplodere: lui, i dannati ciprinidi dal colore improbabile, tutti alla ricerca della sospirata immortalità mediatica.

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In ogni caso, come pur avvenne in Oregon, problema risolto. Per quanto in modo nefando.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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