Per chi come noi l’ha amata visceralmente Tina non è mai scomparsa. Il tempo che passa serve solo a mettere in chiaro la forza e il peso di un’artista che è stata un esempio non solo nella musica.
Tina Turner è la donna che ha vissuto due volte. La prima metà della sua vita non è stata esaltante dal punto di vista personale. Un matrimonio sbagliato, un marito violento e la decisione di non voler subire più.

Così nasce la seconda Tina. Smarcata dall’influenza del marito, si costruisce con caparbietà una nuova dimensione, musicale e personale.
Fascino perenne
Ancora oggi le donne devono combattere con lo stereotipo dell’età, che poi tanto stereotipo non è dato che il tempo passa inesorabile, resta però il fatto che se per gli uomini si parla di “fascino maturo”, per le donne l’aggettivo “matura” diventa sinonimo di andata, quasi marcia. E se di uomini “maturi” e molto marci ce ne sono fulgidi esempi in ogni campo, questa disparità di sessi è dura a morire.

Quando è ritornata al successo nel 1984 con l’album Private Dancer, Tina aveva quarantacinque anni. I quarantacinque anni degli anni Ottanta significavano naftalina per la gran parte delle donne. Non eravamo molto distanti dai cinquantuno anni che aveva Gloria Swanson quando girò Viale del Tramonto.
Lei era sicuramente diversa ed era aiutata da un fisico che la natura e la genetica aveva benedetto, ma che lei curava e sosteneva.
Prediligeva cibi sani, molta frutta e verdura, ma senza farsi tiranneggiare dalla conta delle calorie. La sua idea era:
“I eat what I want and then if my weight starts to go up, I cut back”
La sua taglia, secondo quanto da lei stessa dichiarato, era una 10 americana, una, udite udite, 46 italiana, rimasta costante nel tempo. Aveva il corpo modellato dalla danza, che oltre ad essere divertente è un ottimo esercizio cardiovascolare. E lei aveva ballato per anni tutte le sere nei locali per mantenere sé stessa e suoi figli dopo il divorzio da Ike.
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Faceva due pasti al giorno Tina, volutamente, perché dormiva molte ore. Un toccasana per la pelle. Ma il punto forte della sua routine era l’atteggiamento positivo nei confronti della vita.
Quando arrivò al traguardo dei settant’anni in una intervista disse tranquillamente che il suo volto aveva ceduto alle rughe, ma questo non l’aveva scomposta più di tanto:
I’ve common sense enough to know that if I’m nearly seventy something has to give.”.
Gli outfit
Essere in forma e tonica le aveva permesso nel corso degli anni di indossare abiti e costumi di scena che molte donne possono solo sognare. Intendiamoci, ognuno può indossare qualsiasi cosa, ma l’effetto che fa è sicuramente diverso. Dal sembrare un attaccapanni all’effetto insaccato, il rischio è sempre presente.
Tina ha sempre osato molto nella scelta degli abiti. Il suo punto di forza erano le gambe e le piaceva mostrarle. Le sue gambe non sembravano le bacchette cinesi delle indossatrici, erano molto più simili alle gambe di un’atleta, di una sprinter.
Dopo il divorzio da Ike, grazie alla sua amica Cher conobbe il costumista Bob Mackie che creò per lei alcuni costumi diventati leggenda. Indimenticabile l’abito da scena con due ali dorate, metafora della riconquistata liberà di Tina. Un altro costume-simbolo pensato da Mackie per Tina è il flame-dress, l’abito fiammeggiante che solo una personalità esplosiva poteva ispirare.
The last but not the least in questa breve carrellata l’abito disegnato per lei da Gianni Versace e che la rockstar sfoggiò durante il Wildest Dreams tour nel 1996. Si trattava di un abito lingerie scintillante d’argento bordato in pizzo nero. Tina lo ha indossato con grinta e leggerezza.
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L’età per lei era davvero solo un numero, il talento non ha una data di scadenza. Ed una donna come lei ha affrontato tutto dall’alto dei suoi tacchi.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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