Tina Turner non è più tra noi, ma continua ad essere una leggenda. La grinta e la forza di una donna che non si è mai arresa.
Lo ammetto, sono di parte. Le storie asettiche non mi piacciono, men che meno vicende di persone con percorsi lineari.

Il fascino è nelle anse della vita, nelle curve a gomito che ti pone davanti. A volte si finisce fuori strada ed è normale che succeda. L’eroismo, la forza è di coloro che si tolgono la polvere di dosso, si sistemano alla meglio e si rimettono in carreggiata, con quel poco che hanno, quello che è rimasto.
Sono queste le persone che ispirano, che mi ispirano. Quelli che hanno sempre avuto il cu*o al caldo non mi sono simpatici, tantomeno coloro che hanno avuto strade spianate da genitori, parenti o affini. Trovo francamente patetici i “figli di” che lamentano la difficoltà di doversi far strada nel medesimo percorso in cui sono affermati i genitori. Sarà invidia, o come la vogliamo chiamare, ma mi danno fastidio fisico, divento diffidente a priori. Quelli che hanno sempre qualcuno che li prende mentre cascano, che scambiano per insuccesso le piccole avversità mi stanno, francamente, sui cosiddetti.
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Mi piacciono le storie “nonostante”, nonostante le tranvate, i muri che la vita ti pone davanti, fatti di censo, di razza, provenienza geografica. Amo le storie di riscatto, le storie da ariete, di quelli che prendono a cornate la vita.
Una condizione di svantaggio, oggi un po’ meno, è ancora quella di essere donna. Molto di più lo era cinquant’anni fa e se eri nera, la tua difficoltà raggiungeva livelli per noi difficilmente immaginabili. Eppure c’è chi, a testa bassa, ce l’ha fatta e non una volta sola. Un nome? Tina Turner
Tina
Anna Mae Bullock di Brownsville, Tennessee, è figlia di un supervisore dei mezzadri alla Poindexter Farm. Nata nel 1939, ricorda di aver raccolto lei stessa il cotone, come faceva tutta la sua famiglia. Tina comincia a cantare nel coro della chiesa sin da bambina. Ma la sua vita non è semplice. La madre lascia il marito e le figlie, per sottrarsi ad una vita di abusi. Tina stessa rivela nella sua biografia di essere stata una bambina non voluta. La madre stava per andar via quando scoprì di essere incinta di lei, una consapevolezza che l’ha segnata. Ha sempre lavorato Tina. Da adolescente come donna delle pulizie e dopo il diploma come assistente infermiera. Intanto i genitori hanno divorziato e anche la nonna con cui ha vissuto l’ha lasciata.
Si trasferisce a Saint Louis, dove comincia a frequentare i locali notturni. In uno di questi night club conosce quello che sarebbe diventato suo marito, Ike Turner. I primi successi musicali arrivano in coppia con Ike, che le cambia nome in Tina e registra il suo cognome “Turner” come trademark, in modo tale che se lei l’avesse lasciato avrebbe potuto sostituirla senza problemi.
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Ma il matrimonio è un abisso di “abusi e paura” come scriverà lei stessa nella sua biografia. Ike è dedito a sostanze, cocaina soprattutto. Le sberle sono all’ordine del giorno e il marito non si cura neanche di tenere nascoste le sue tante relazioni. Tina tenta il suicidio, ripresa per i capelli. Ma una notte del 1976, al termine dell’ennesima lite, pesta e sanguinante, mentre Ike dorme infila la porta con i suoi figli e 36 centesimi in tasca.
Libera
I termini del divorzio non sono favorevoli. Per mantenersi accetta qualsiasi scrittura. Una di queste “qualsiasi scritture” è in Italia, in un programma cult, condotto dall’asso pigliatutto Pippo Baudo, Luna Park. Chissà se anche di Tina, Baudo pensa “L’ho scoperta io!”. La rinascita è lenta.
Nei primi anni Ottanta apre i concerti dei Rolling Stones, ma è nel 1983, che passa dalla categoria “vecchia gloria” a quella di star planetaria grazie all’album Private dancer. Da quell’album sono uscite alcune delle sue hit di maggior successo. Da allora premi come se piovesse, Grammy, American Music Awards, Billboard Music Awards, due stelle sulla Rock & Roll Hall of Fame (una con Ike e una solista), una sulla Hollywood Walk of Fame e solo per citare i più importanti. Ma la vita non ha ancora finito di chiederle dolore.
Nel 2013 si sposa con Erwin Bach, musicista tedesco suo compagno da anni. Dopo pochi giorni viene colpita da un ictus. L’attende un lungo percorso di riabilitazione per riuscire a camminare di nuovo. Tutto si aggrava un paio d’anni dopo. Le viene diagnosticata una grave insufficienza renale, dovuta, pare, all’uso ininterrotto di farmaci omeopatici per l’ipertensione. Unica possibilità la dialisi. Tina sente di non farcela questa volta, pensa al suicidio, non vuole vivere così. Suo marito Erwin, che non è Ike, le dona un rene, le restituisce la vita.
La vita non è generosa, non restituisce quello che toglie, non si va in pari, succede solo nei film di Frank Capra, ma Tina le ha ruggito in faccia.
Antonietta Terraglia


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