Nicholas Cage, un grandissimo o una mezza figura che ha avuto fin troppo successo per le sue non eccelse qualità di attore? Che ha guadagnato troppi soldi e troppi ne ha spesi? Qualunque cosa ne pensiate, è tornato. E la sua brutale intervista a 60 minutes non è fatta per passare inosservata.
Di Nicholas Cage si è scritto di tutto. C’è chi non è mai riuscito a digerire la sua espressività, come dire, lignea e la sua figura artisticamente alquanto confusa. Non è stato un artista ordinato, non ha seguito un percorso di carriera lineare. Non ha costruito un personaggio valido in qualunque ruolo. Da un punto di vista di marketing, posso dirlo professionalmente, è un grave tallone d’achille.

Ma forse è un bene che non tutti gli artisti siano ossessionati dal marketing e che un pizzico di follia, o forse molto di più, restino nella borsa degli attrezzi di personalità che in fin dei conti andiamo a vedere perché ci facciano sognare e ci portino oltre i limiti talvolta angusti della quotidianità. Perché ci diano qualcosa “larger than life”.
125 milioni di dollari bruciati
E “larger than life” la vita di Cage lo è stata di sicuro. Cage è stato capace di bruciare una fortuna da 125 milioni di dollari acquistando le cose più assurde, dalle 15 ville ai teschi di dinosauro, alla testa disseccata di un guerriero pigmeo. Cose che gli hanno creato notevoli grattacapi non solo economici, come abbiamo raccontato in questo articolo e che l’hanno lasciato, come si dice con delicato giro di parole, col sedere per terra.
Il divo, apparso in oltre 100 film di Hollywood, nonostante tutte le sue micidiali malefatte interpretative resta nella storia del cinema almeno per la sua parte in Stregata dalla Luna. Ma finito improvvisamente al verde, forse col contorno di una contabilità non proprio ortodossa, si è trovato a dover pagare 6 milioni di dollari all’ufficio delle tasse. Per evitare la bancarotta ha quasi distrutto la sua carriera. Una carriera che tra una controversia e l’altra gli ha fruttato un bel po’ di premi e persino un oscar per Via Da Las Vegas (come spesso avviene, probabilmente nemmeno la sua prova migliore).
Grande attore o grande bluff?
Tra i suoi colleghi, molti hanno lodato il suo approccio “unico” alla recitazione. Per Guillermo Del Toro è “un maestro”. David Lynch lo ha persino definito “il jazzista della recitazione americana” (non si capisce se questo complimento voglia lasciare intendere una particolare attitudine all’improvvisazione davanti alla macchina da presa).
Di certo la sua fanbase è ampia, convinta e sembra apprezzare in modo appassionato il suo stile selvaggio e senza sfumature. Quello stesso stile che i suoi detrattori trovano eccessivo, gigionesco e in fin dei conti infantile.
È una controversia che divide il mondo degli appassionati di cinema e che non saremo certo noi di Boomerissimo a voler risolvere una volta per tutte (confessiamo a bassa voce che dopo Stregata Dalla Luna, colpiti da un paio di altre prove della star, abbiamo cercato di evitare qualsivoglia pellicola in cui figurasse il celebre nipote di Francis Ford Coppola, ma restiamo aperti a futuri sviluppi).
Il ritorno di una stella caduta
I problemi finanziari sono stati l’effetto, ma in parte anche la causa, dell’eclisse della carriera di Cage, da molti anni naufragata in una serie di B-movie senza qualità, che hanno finito per alienare anche una buona parte dei fan più sfegatati, stufi di doversi sciroppare pellicole allucinanti pur di vedere il loro idolo in azione.
Ed è proprio questa oscurità, questo dramma, che Cage ha saputo raccontare con brutale e inusuale onestà. Da un lato (ma questa è la parte facile) ha rivelato la varietà delle sue fonti di ispirazione, che vanno dai cartoon ai film tedeschi di avanguardia degli anni ‘30 (dei quali ha mostrato una conoscenza enciclopedica).
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Ma poi Cage si è inoltrato nel lato oscuro: è sceso con la freddezza di un chirurgo nel suo disastro finanziario, dovuto al fatto di avere “iperinvestito” in un mercato, quello immobiliare, che sarebbe di lì a poco crollato, trascinando con sé tutta la sua immensa fortuna.
13 minuti che valgono un altro Oscar
Chi si aspettava un Cage in tono minore farà meglio a rifare i suoi conti. Per i nostri lettori che si destreggiano con facilità nell’angloamericano parlato, il consiglio è quello di saltare direttamente al video e godersi una delle migliori interpretazioni che Nicholas Cage abbia mai dato sullo schermo (i maligni diranno che non ci voleva poi molto).

La ricchezza, l’appannamento, il crollo, la rinascita più forte di prima. E se vi sembra la trama di Rocky III forse vuol dire che Nicholas Cage sta realmente per diventare, a quasi 59 anni, l’attore di cui il grande pubblico (e non un manipolo di fanatici con idee bizzarre) ha bisogno.
Per chi l’inglese lo mastica meno, diremo che Cage, aprendo la sua casa di Las Vegas ha rivelato di avere fatto ulteriori passi avanti nel suo collezionismo di creature singolari. Ora possiede un corvo africano e una lucertola drago nera. “È come avere un dinosauro vero in casa tua”. Speriamo che almeno stavolta si sia accertato di non avere a che fare con specie protette e di non dover ripetere umilianti restituzioni alle autorità competenti.
Ad ogni modo, dopo averci rassicurato di aver messo la testa a posto ma non troppo (e meno male) Cage si è inoltrato nel suo periodo nero, con la brutalità di una seduta di autocoscienza.
Ha raccontato di avere passato anni a recitare in film spazzatura, pur di raccogliere il denaro sufficiente ad evitare la bancarotta. Ma di avere lottato anche in questa situazione difficilissima per difendere la sua integrità di attore.
“Anche se il film in definitiva fa schifo, sanno che non li fregherò. Sanno che mi impegno ogni volta: C’è chi pensa che che io sappia solo recitare in quello che mi piace e che scelgo, e che mi dà la possibilità di esprimere la famosa “Cage rage” (rabbia di Cage, NdR). Ma non si può averlo ogni volta”
— Nicholas Cage a “60 minutes”
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È una grande intervista, che ci racconta un Cage maturato, non più il bamboccione viziato che per anni ci è apparso sullo schermo, più di qualche volta tormentandoci.
Il suo entusiasmo per il nuovo progetto, Reinfeld, un film su Dracula, è palpabile. La sua crescita umana ci ha colpiti. E chissà che dopo questi 13 minuti di emozioni vere, Nicholas Cage torni finalmente davanti alla macchina da presa per trasmetterci qualcosa che vale la pena di accogliere, come questa intervista.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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