Abbiamo parlato di abiti, scarpe, capelli, cibi famigerati e da dimenticare. Ma noi boomer siamo sopravvissuti anche alle nostre medicine.
Uno dei must di quando si รจ piccoli, almeno per quanto mi riguarda, รจ rimanere a casa mentre gli altri vanno a scuola.

Non ho mai amato svegliarmi presto e men che mai andare a scuola. La cosa era dissociata dal mio rendimento scolastico, traduco: andavo bene a scuola, ma non per questo mi piaceva andarci.
Piccolo aneddoto personale: sono andata a scuola in prima elementare dopo una settimana abbondante dallโinizio delle lezioni (che per noi boomer era ottobre). Sapevo giร leggere e scrivere e trovavo perfettamente inutile, per la mia giร edotta persona, recarmi in un luogo che non conoscevo, con persone che non conoscevo. Un poโ come Alberto Sordi, non avevo voglia di condividere il mio tempo ed il mio spazio con estranei.
Nonostante la mia mamma mi facesse dei racconti mirabolanti delle magnificenze di ciรฒ che accadeva in quel palazzo (leggi: scuola), non mi convinceva neanche un poโ. E ne avevo ben donde. Ma ad un certo punto non ci fu piรน nulla da fare, mi ci portarono letteralmente di peso. Presi a calci chiunque, maestre e direttrice (che era una suora), ma alla lunga il sistema ebbe la meglio. Lโantipatia per la scuola rimase, perรฒ.
Sono malata!
Nella speranza di evitare lโinterrogazione sulla poesia (Devi dirla con espressione! Suor Teresa dixit) o quella sulle formule di area e perimetro di improbabili poligoni con un numero esagerato di lati, leggevo ogni torpore mattutino, sudore o brividino come lโanticamera dellโinfluenza.

Qualche volta era vero, ma non era un grosso problema. A meno che la febbre mi impedisse di ragionare, restare a letto non non mi dava noia. Leggevo tonnellate di Topolino e Braccio di ferro, bevevo spremute. E mi portavano tutto nel mio caldo giaciglio, una goduria.
Ma se la temperatura schizzata e si accompagnava con tosse, mal di gola e naso chiuso, lรฌ cominciavano i dolori. Pediatra e visita, apri la bocca, tira fuori la lingua, diโ AHHHHHH, mentre lโodioso personaggio ti cacciava in bocca il cucchiaio. Al termine di questa forma di tortura, si sedeva accanto al letto, ondeggiando la testa e scriveva. Se ti andava bene era sciroppo, se andava male, era sciroppo e supposte, se andava da schifo erano punture.
Le medicine
Nel corso della mia infanzia cโerano delle medicine ricorrenti. Procederรฒ random. In qualsiasi forma di raffreddamento cโera lui, il malefico Vicks Vaporub. Pomata โbalsamicaโ (per non dire puzzolente) che sarebbe dovuta servire ad aprire il naso del povero malcapitato bimbo, in modo tale da facilitargli il sonno. Personalmente si aggiungeva disagio a disagio. A parte il naso chiuso, anche la puzza toccava sopportare. L’effluvio pungente riusciva ad oltrepassarae il blocco nasale senza peraltro liberarlo.

Esisteva anche la versione stick, quella che dovevi avvicinare alla narice e inalare. Chi lo ha usato sa che uno dei giochi preferiti era infilarlo nella narice e andare in giro con lo stick penzolante dal naso, sento ancora le urla di mia madre.

Gli sciroppi si presentavano in tante guise e colori. In tempi pre colorante E123, successivamente classificato come cancerogeno, molte bevande e non solo erano di un bel rosso amaranto. Tutta salute! Tra questi figurava lo sciroppo prediletto dal mio pediatra, chissร se qualcuno se lo ricorda, il silomat.
Quando ero un giovane virgulto, lo sciroppo sedativo per la tosse era rosso, dopo lo scandalo E123 divenne trasparente. Lo ricordo dolcissimo, per cui calmava la tosse, ma faceva schizzare la glicemia.
Stiamo arrivando alle posizioni alte (cioรจ basse) della perniciositร delle medicine.
Le supposte, chi le ha inventate? In realtร era sempre una, lei, Uniplus. Non so se sia per il fatto che quando sei piccolo tutto ti sembra di dimensioni maggiori rispetto alla realtร , ma le Uniplus potevano sicuramente battersela con i Poseidon di ultima generazione. Complice il fatto che venivano conservate in frigo, il loro utilizzo era fonte di dolore importante, sempre ammesso che riuscissero a immobilizzarmi.

La prima posizione va, come รจ ovvio, alle punture. Il mio ricordo รจ legato alla signora che veniva a farle, con la sua scatoletta di metallo e la siringa in vetro. Il tutto veniva bollito sul momento. Insomma una procedura che assocerei al martirio. Gli aghi erano ben lontani dallโessere โindolorโ . C’era poco da sorridere e nessuno esclamava “giร fatto?” Il gluteo si inturgidiva dal terrore, con il conseguente risultato di ricevere una vera e propria pugnalata e non nellโorgoglio.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.itยฎ


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