Il leone d’Inghilterra, così veniva chiamato il pilota nato in un oscuro villaggio del Worcestershire. Perché leone? Per la sua guida, aggressiva a cercare il limite, sempre.
Diversamente da molti piloti dell’era attuale, il britannico ha dovuto aspettare un bel po’ prima di farsi notare e correre ai massimi livelli.

Correre era il suo pensiero fisso e per farlo, nel 1978 per rimediare soldi, si vendette casa.
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Tanta “anticamera”
La grande occasione ad un Gran Premio di Monaco riservato agli addetti ai lavori. Niente hotel di lusso e ostriche e champagne. Nigel arrivò a Monaco con la sua fidanzata in camper, che, per la regola del contrappasso, non superava gli 80 km/h. Aveva però l’innegabile pregio da fornire ai due anche l’alloggio.
Il leone è anche un “miracolato”. Un paio di volte rischiò la paralisi a causa di incidenti, uno dei quali causato da un contatto con il nostro Andrea De Cesaris. E fu proprio durante quel doloroso recupero che arrivò la telefonata che aveva sempre atteso. Il patron della Lotus, Colin Chapman, lo chiamò per un test.
Il limite, sempre
Nel 1984 ottenne la sua prima pole a Dallas. Una pista che per definire tale c’era voluta molta fantasia. Asfalto rattoppato e un circuito rimediato intorno allo stadio Cotton Bowl.
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Quel giorno c’erano 40° gradi, Nigel condusse la gara fino a quando, dopo due ore sotto il sole, la macchina cominciò ad avere problemi e si piantò all’ultimo giro, poco prima del traguardo. Ma il leone non si arrese neanche allora. Saltò giù dall’abitacolo e provò a spingere la sua monoposto oltre il traguardo, ma svenne per il caldo e la fatica in diretta tv. La gara era persa, ma era nato un amore, quello tra Nigel e il pubblico. Tanto per la cronaca, la gara fu vinta da Rosberg, ma ben diciotto piloti si ritirarono tra cui Prost, Piquet e Lauda.
L’anno dopo passò alla Williams dove conquistò la sua prima vittoria in F1.
Nel 1989 passò alla Ferrari. Il primo anno ebbe come compagno di squadra Berger, ma l’anno successivo arrivò Prost. I due rivaleggiarono sin da subito e l’allora direttore sportivo Cesare Fiorio dovette faticare non poco per gestire il clima della squadra.
I due si punzecchiarono sempre fino a quella gara all’Estoril, quando Nigel, si dice per aver sbagliato la partenza, ostacolò il compagno di squadra finendo per privilegiare le McLaren di Senna e Berger. Mansell riuscì a rimontare, diversamente da Prost che perse il titolo a favore di Senna. Al termine della gara, il francese, furioso, se la prese con tutti, in primis con Mansell e Fiorio, colpevole, a suo dire, di non averlo aiutato nella conquista del titolo con precisi ordini di scuderia.
L’unico titolo mondiale
Il suo unico titolo mondiale Mansell lo conquistò nel 1992 con la Williams, dominando la stagione: nove vittorie in 16 gran premi. Un episodio per tutti: il testa a testa a Montecarlo con Senna. Vinse il brasiliano, ma Mansell ha ricordato di recente in un podcast come, con le regole adesso vigenti in Formula 1, Senna non avrebbe vinto.
Nigel ha detto: “Con il regolamento ora vigente, Ayrton non avrebbe potuto difendersi come fece all’epoca. “Era come un autobus, ogni volta che cercavo di sorpassarlo mi bloccava”. E ancora “… avrei dovuto dargli una spinta abbastanza forte da dietro in un paio di curve, magari procurandogli una foratura, o qualcosa del genere. Anche se avessi rotto l’ala anteriore, avrei potuto proseguire e forse vincere”. Ma nonostante il campionato vinto non mantenne il posto. L’anno dopo avrebbe dovuto ritrovare Prost come compagno di squadra e decise di ritirarsi.
In realtà ritornò in gara richiamato da Williams dopo la morte di Senna. Ma il suo tempo stava scadendo. Di lui Sir Frank ebbe a dire “E’ brillante e arrogante. Ci mancherà come pilota ma non come uomo” .
Nigel e i piloti di oggi
Del resto Mansell non le manda a dire neanche oggi. Di recente ha dichiarato come gli attuali piloti del Circus non sapranno mai cosa significa guidare una vera F1. Emozionanti e pericolose, così erano le monoposto degli anni Ottanta. Secondo lui i piloti attuali sono molto aiutati dall’elettronica che allora non c’era e ci voleva vera forza fisica per gestire 540 kg di autovettura con motori, in qualifica, da 1500 cavalli.

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Per usare le sue parole “Guidare quelle auto era la cosa più emozionante e spaventosa che potessi mai fare in vita tua. Nulla si avvicina alla Williams FW11B, nulla al mondo. E la Formula 1 non tornerà mai a queste caratteristiche. I piloti di oggi non sapranno mai come ci si sente su una vera Formula 1”.
Oggi Nigel è presidente dell’Institute of Advanced Motorists, e della UK Youth, che si occupa di ragazzi in difficoltà.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it®


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