Prima di Uan, prima dei quiz da milioni di telespettatori e prima di Bim Bum Bam, c’era un ragazzo di 19 anni con un nodo alla gola. La storia dimenticata del suo primo passo in televisione.
19 gennaio 1981. Studio Rai, Roma. Un ragazzo di diciannove anni si sistema la cravatta davanti allo specchio del camerino. È nervoso, più nervoso di quanto un ragazzo di 19 anni sia, normalmente, davanti alla prima telecamera della sua vita. Ma è anche Paolo Bonolis, quel mix di cinismo e sfrontatezza che abbiamo imparato a conoscere molto bene.

Ha ottime ragioni per essere nervoso, perché non solo è al suo debutto assoluto, ma ha un problema che risulterebbe complesso anche per un presentatore navigato: la balbuzie. Non ha alle spalle nessuna sicurezza. Nessuno la chiama ancora “Pìolo”, non ci sono mai stati i cartoni del pomeriggio, non c’è il trionfo di Mediaset. C’è solo una telecamera, un programma per ragazzi intitolato 3, 2, 1… contatto! e la sua vecchia conoscenza che si è presentato all’appuntamento con lui: il nodo alla gola, la lingua che si imbroglia sempre al momento sbagliato.
La fortuna di avere un problema
A scuola lo prendevano in giro? Sì. Lui abbassava la testa e cercava di far finta di niente. Per vincere il problema, che è un problema da poco, ma può essere una tragedia per un ragazzo che si confronta con la ferocia dei suoi coetanei, a casa gli hanno suggerito di fare teatro. La sua non è una famiglia di artisti, suo padre fa l’autotrasportatore di burro e latticini. Se il ragazzo sale su un palcoscenico per la prima volta, è colpa della sua balbuzia. Un problema che col tempo si trasformerà nella sua grande fortuna. A teatro gli insegnano a respirare, a dominare le emozioni. Lo fa abbastanza per superare una carriera universitaria tortuosa, ma che lo porta alla laurea in relazioni internazionali.

Dopo la festa, la laurea non gli servirà più a niente e finirà in un cassetto, ma anche le emozioni degli esami, e la necessità di conoscere il mondo, faranno di quel ragazzo che tutti prendono in giro quando parla, una delle star più acclamate, longeve (e pagate) della TV italiana. Tutto questo lo sappiamo noi, Ma in quel pomeriggio del 1981, mentre il regista contava alla rovescia, il futuro è tutto da venire e le teorie politiche contavano zero. Conta solo la voce. Quella voce che non sempre lo aiuta, che ogni tanto si inceppa ancora e che ora doveva riempire per la prima volta uno studio televisivo, quantomeno senza fare danni. Paolo inspira. Si sistema di nuovo la cravatta. Ed entra in scena.
3,2,1… contatto!
3, 2, 1… contatto! era un contenitore per ragazzi della Rai. Paolo è chiamato a condurlo con Sandro Fedele e Marina Morra. Non è un programma dalle grandi ambizioni (e se no chi sarebbe così pazzo da affidarlo a un ragazzo che non ha mai condotto nulla in vita sua?). È una cosa rabberciata un po’ alla meno peggio, fatto di collegamenti un po’ artigianali. Racconto però chi l’ha visto che è un programma che, nella sua semplicità, si sforza di parlare ai bambini, come se fossero persone intelligenti. Dice chi l’ha visto, e sono pochi, non tanto perché l’audience sia catastrofica. Ma perché durerà solo un anno e sparirà sostanzialmente dagli archivi e da tutto quel sistema di siti e canali in streaming che ci permette di rivedere molto della TV che fu.

Il programma è sparito e chissà che il fatto che la balbuzie non fosse ancora del tutto addomesticata abbia avuto qualcosa a che fare con la sua vita breve, o con la scomparsa. Può darsi, ma può anche darsi che sia stato una delle molte vittime di una stagione Rai tra le più caotiche, in cui la pressione esterna continuava a sovvertire i palinsesti e le formazioni. Qualunque sia la verità vera, resta il fatto che il programma è introvabile e anche per questo (forse) non ha lasciato tracce indelebili nella memoria collettiva. A parte ovviamente il fatto che quel contenitore modesto e messo insieme un po’ come veniva è stato il primo passo di Paolo Bonolis. Tutta la TV italiana sarebbe completamente diversa, senza il contributo di un programma che quasi nessuno vide, pochi ricordano ed è praticamente impossibile rivedere.
Paolo fu il primo passo. Quello che tutti dimenticano, perché quando si pensa a lui si salta direttamente al 1982, a Italia 1, a Bim Bum Bam e al cane rosa che lo tormentava in diretta.
Contatto, anzi contratto
Il primo passaggio di Bonolis in Rai durò pochissimo. Nella confusione di una TV più pirata (in senso buono) che commerciale, anche un giovane presentatore balbuziente o quasi era una preda da strappare alla TV di stato.
Qualche mese dopo arrivò il passaggio a Fininvest. Fu Italia 1 a dargli il primo vero palcoscenico. Nel 1982 cominciò Bim Bum Bam, il programma di cartoni del pomeriggio che lo rese popolare tra intere generazioni di bambini. All’inizio con Licia Colò, poi con Manuela Blanchard e soprattutto con Uan, il pupazzo rosa dispettoso che lo chiamava “Pìolo” e lo coinvolgeva in siparietti surreali: addestramenti da film di Rocky, punizioni per bollette non pagate, naufragi natalizi con capitani burberi che si scioglievano solo quando scoprivano che Bonolis tifava Inter.
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Ma quella, come dicevamo, è un’altra storia. Quella che tutti conoscono.Quella che si racconta all’infinito nei talk show. Quella per cui non occorre seguire Boomerissimo.it.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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