Segreti di copertina e delitti editoriali: come Ferenc Pintér trasformò il nostro immaginario un bozzetto alla volta, e come Mondadori sfidò la censura con Agatha Christie. 50 storie riscoperte in una mostra sorprendente.
Succedono ancora miracoli, a Milano. Apri una porta in via Marco Formentini 10, una delle vie meno “chiacchierate” di Brera (tanto che, quando ho ricevuto l’invito, non avrei saputo localizzarla) e sei dentro. Non in una mostra qualunque, una delle tante che si aprono e si chiudono a Milano, ma nella scatola delle meraviglie dell’industria culturale italiana, quella fabbrica di idee e di sogni che ci ha formati tutti, più o meno perfettamente.

Negli spazi del Laboratorio della Fondazione Mondadori, dall’11 dicembre 2025 al 17 gennaio 2026, cinquanta bozzetti originali di Ferenc Pintér (i più accorti avranno intuito che è mio padre) raccontano cinquanta romanzi di Agatha Christie. Ma raccontano anche molto di più: quel percorso un po’ industriale e un po’ artigianale in cui tante forme di “arte applicata” (quella di mio padre era una, ma lo stesso vale per gli autori, per i grafici, per i redattori e i lettori) diventavano industria, budget, soldi. Quella specialità di Milano che ne ha fatto la capitale anche di questa industria particolarissima, in fin dei conti non troppo diversa dal cinema, da questo punto di vista. Con le bobine di carta al posto della pellicola, ma sempre con l’idea che ci fosse un pubblico da scoprire, da soddisfare, anche da formare, educare, far crescere. Mai da ignorare. Mio padre non si definiva “artista” (anche se ovviamente lo era), era invece affezionatissimo al suo titolo di “grafikus”, di uomo che comunicava con idee e con immagini. Veniva dalla cartellonistica ungherese, e il primo e più prezioso insegnamento che aveva ricevuto da Zoltán Tamassi, uno dei suoi maestri, un giorno che si era precipitato da lui con il suo ultimo bozzetto ancora imbustato, per mostrarglielo in un caffè di Budapest, era stata una di quelle frasi che indicano la strada per una carriera.
“Sono sicuro che è bello. Ma è anche BUONO?”
Era sicuramente buono. Quando “buono” significava capace di spiazzare, sorprendere, ma nello stesso comunicare, e se possibile, convincere. Anche io, guidato dai miei maestri, mi sarei trovato qualche decennio dopo davanti agli stessi dilemmi, e alla stessa necessità di arrivare al lettore, allo spettatore, con un annuncio o uno spot pubblicitario. Ma torniamo alla mostra, e all’esplosione di una scrittrice certamente buonissima, che Arnoldo Mondadori Editore portò in Italia in uno dei momenti più difficili, per una giallista inglese: gli anni ‘30 del regime fascista.
Capolavori e piccoli delitti: l’archivio ritrovato
Per essere molto sincero, non sono particolarmente colpito dall’abilità con cui Mondadori (intesa come editore contemporaneo) valorizza il suo patrimonio culturale.

Aprendo la porta dell’antro di meraviglie, che riporta alla vita un mondo perduto che conosco molto bene, e che nel mio piccolo ho vissuto, mi sono subito complimentato per questa svolta inattesa, commettendo immediatamente la mia gaffe. La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che ha organizzato questa mostra grazie anche alla abilità archivistica di mia madre, è infatti cosa diversa dall’editore. Rappresenta la memoria e l’energia della originaria famiglia Mondadori, dei suoi archivi, e di uno slancio verso il futuro che (per mia intera responsabilità) non conoscevo bene, ma ho scoperto con grande piacere. Tra i protagonisti della mostra ci sono i reperti che la Fondazione Mondadori custodisce gelosamente: sono (così si dice) oltre 60.000 buste che documentano i decenni di attività di uno degli editori più innovativi, coraggiosi e visionari che l’Italia abbia avuto. Nella mostra “50 Pintér x 50 Christie” ci sono alcuni segreti di un’epoca. Ci sono i trucchi del mago, finalmente svelati al suo pubblico.

Ci sono gli esecutivi di Pintér approntati per l’ufficio riproduzione e stampa, con tutte le note necessarie alla produzione: “cancellare il tratto a matita che delimita il camice”; “sono bianche le tazze, il colletto della camicia, la luce sulla fronte”, tutte quelle note, apposte nella calligrafia inconfondibile di mio padre e che segnano il confine tra un pezzo d’arte, un quadro, una statua e un oggetto che non esiste per sé, ma esistera come copertina, riprodotta in infinite copie, a riempire le vetrine di una libreria. La riproduzione, il prodotto finale dell’industria-libro era quello che interessava a mio padre, molto più del suo originale scarabocchiato, che una volta fotografato e impresso su lastre, si poteva anche buttare. E così venne fatto per lungo tempo, in case editrici che non avevano ancora compreso il valore di quei materiali che si trovano oggi esposti. Non lo capivano, per la verità nemmeno i loro autori, e nemmeno mio padre, che solo molto avanti nella sua carriera cominciò a capire che i suoi “esecutivi”, delle volte un vero patchwork di segni, pezzi incollati, veloci correzioni con un tratto di tempera, avevano un valore sia per lui che per gli altri. Era un concetto nuovo, e in due parole che sono stato invitato a dire, ho raccontato appunto del grande falò di illustrazioni che segnò il trasferimento della Mondadori dalla storica sede di Via Bianca di Savoia alla nuova, futuribile (e da mio padre detestata) sede di Segrate, progettata di Niemeyer. Molti originali delle copertine di mio padre, e ovviamente dei suoi colleghi, vennero inceneriti da quel fuoco purificatore, che eliminava la seccatura di trasportare scarti industriali ormai inutili. A tutti (anche a mio padre) la cosa sembrò abbastanza normale, anche se probabilmente il dubbio che si potesse fare meglio nacque proprio tra quelle fiamme. È da allora che Ferenc Pintér cominciò a recuperare i suoi originali dagli studi dell’ufficio riproduzione e stampa.
Agatha Christie bocciata
Accanto ai bozzetti, la Fondazione ha estratto dall’archivio storico Mondadori conserva una serie di documenti che fanno venire i brividi agli appassionati: lettere e carteggi tra Mondadori e gli agenti internazionali di Agatha Christie, risalenti agli anni Trenta; pareri di lettura redatti dalle mitiche “lettrici” della casa editrice, come Ida Omboni, che con la sua penna affilata e ironica valutava i manoscritti stranieri decidendone il destino editoriale.

Ed è proprio nei pareri di lettura che si nasconde uno degli aneddoti più memorabili della mostra: la bocciatura di “Dieci piccoli indiani” per i due suicidi ineliminabili. Il regime fascista vietava qualsiasi riferimento al suicidio sulla carta stampata. Alberto Tedeschi, storico direttore della collana dei Gialli Mondadori, lo avrebbe ricordato nel 1979 con ironia amara: “Un giorno arrivò l’ordine di non parlare dei suicidi. Evidentemente, il regime pensava che togliersi la vita fosse una debolezza indegna del saldo carattere littorio. E così, per amore del Giallo, quando capitava l’occasione mi mettevo al tavolino e trasformavo i suicidi in incidenti stradali, o in accidentali cadute dalla finestra”. Ma i suicidi di “Dieci piccoli indiani” erano “ineliminabili” (come si legge nella nota), e anche il finale appariva poco originale al lettore o lettrice, che ci ha lasciato una sigla che io non ho saputo decodificare. Negli altri casi, alle “eliminazioni” provvedeva Enrico Piceni, capo ufficio stampa e traduttore per Mondadori, che ricordava di essere stato “l’uomo che ha ucciso più persone in vita sua” perché doveva trasformare i suicidi in disgrazie: “quanta gente ho fatto finire sotto la metropolitana!”. Nonostante i problemi con l’etica di regime (o forse, chissà, proprio per quello), i libri della Christie furono un successo, immenso, che si sarebbe dimostrato estremamente duraturo, fino ad attraversare per intero il destino della Mondadori che ho conosciuto io, per interposto genitore.
Milano Capitale
Alla luce di alcune ben note vicissitudini, il titolo di “capitale morale” che spesso si ama affibbiare a Milano, quasi per consolarla di non essere capitale in senso proprio, mi ha sempre lasciato perplesso. Primo, da milanese orgoglioso e pratico, non provo nessuna invidia capitale, sono anzi ben contento che i disagi burocratici e amministrativi del ruolo siano a distanza di sicurezza da me. Milano è invece di sicuro una capitale industriale, e ancora di più la capitale dell’industria culturale che un ragazzo di enormi aspettative, in fuga dall’Ungheria staliniana, sognava. Dopo un breve intermezzo fiorentino, mio padre si stabilì a Milano, dove per un po’ visse di stenti, poi ebbe exploit meravigliosi facendo quello che amava fare, e cioè riempire gli spazi enormi di un padiglione fieristico o di un padiglione industriale con le sue immagini visionarie, realizzate con l’abilità di un trapezista, di un affrescatore moderno. Ma l’industria, anche culturale, è capricciosa e ci furono altre traversie ed altri stenti, prima di essere definitivamente scoperto da Anita Klintz, che dirigeva con piglio tedesco il reparto grafico della grande Mondadori di Arnoldo. In Mondadori Pintér dovette ridurre le sue aspirazione volumetriche allo spazio di una copertina, cosa che agli inizi gli risultava difficile. Ma si espanse nello spazio immenso delle librerie e dell’immaginario, dagli Omnibus Gialli, agli Oscar, a Maigret, alle serie dedicate appunto ad Agatha Christie, decenni di industria editoriale hanno avuto più spesso che no il volto che gli dava Pintér. O almeno così pareva passeggiando davanti alle librerie, che spesso erano occupate per metà o più dalle sue copertine, a volte piazzate una a fianco all’altra per fare impatto. Anche perché non erano solo belle, ma erano anche dannatamente “buone”.
Invito alla mostra
Il Laboratorio Formentini, aperto nel 2015 in via Marco Formentini 10 a Milano (nel cuore di Brera), è lo spazio espositivo della Fondazione. E la mostra “50 Pintér x 50 Christie” – curata da Mimaster Illustrazione, il master in illustrazione che ha sede proprio negli spazi della Fondazione – cade in un anno simbolico: il 2026 segna i cinquant’anni dalla morte di Agatha Christie, avvenuta il 12 gennaio 1976. E proprio il 12 gennaio 2026 si terrà al Laboratorio Formentini una “tombola letteraria” dedicata alla regina del giallo. È una mostra che ha colpito e sorpreso me, che di quello che si mostra dovrei conoscere tutto. Se amate i libri, le storie, le illustrazioni e soprattutto il processo attraverso cui tutto questo arricchisce tutti, diventando industria, penso sia un momento importante. In modo curiosamente dissonante con il DNA produttivo ed economicista, è anche una mostra gratuita, una delle poche a Milano. Il che, per tornare ai grandi insegnamenti, non è solo bello ma anche molto buono.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®
Calendario
50 Pintér x 50 Christie, presso Laboratorio di Fondazione Mondadori – Via Marco Formentini 10, Milano. Aperta dall’11 dicembre 2025 al 17 gennaio 2026. Orari: dal lunedì al venerdì: 14:00-18:00; sabato: 11:00-18:00. Ingresso gratuito
Eventi speciali
- – 12 gennaio 2026: Tombola letteraria dedicata ad Agatha Christie (50° anniversario della morte)
- – Prossima tappa: Bologna Children’s Book Fair, 13-16 aprile 2026


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