Esiste la ricetta per cui una serie tv lascia un’impronta indelebile nel pubblico? Probabilmente sì. Ed è materia per sondaggisti e tecnici. Poi c’è l’insondabile.
Decidere di girare una serie tv con un minimo x di puntate è un impegno oneroso in termini di lavoro ed economico.

Non c’è da stupirsi quindi che le reti televisive conducano degli studi orientati a limitare al massimo la probabilità dell’insuccesso.
Una pratica antica
Ci saranno certamente stuoli di soggettisti che macinano idee per serie tv, ma per decidere quale idea sia degna di apparire sullo schermo non solo in quanto originale, ma anche in grado di portare pubblico e denaro alla rete è un’altra cosa.

Tra gli anni ’50 e ’60, il periodo definito “l’età dell’oro della televisione” negli Stati Uniti la competizione per l’audience divenne feroce e la posta in gioco per la produzione di spettacoli di successo aumentò. Le reti capirono che non era più il caso di affidarsi al caso e alla fortuna e iniziarono a utilizzare vari metodi di ricerca, inclusi focus group e proiezioni pilota, per raccogliere feedback sull’attrattiva, i personaggi e le trame degli spettacoli. Queste pratiche hanno continuato ad essere usate e, naturalmente si sono evolute con i tempi. Oggi, le reti e le piattaforme di streaming utilizzano sofisticate analisi dei dati e monitoraggio dei social media, per comprendere le preferenze e i comportamenti del pubblico. In questo modo i creatori di contenuti orientano le loro decisioni senza escludere nulla, dal casting allo sviluppo della trama fino alle strategie di marketing. Certo, tutto questo non esclude l’ingresso a gamba tesa del fattore C a vantaggio o a svantaggio della serie in questione. Certe serie invecchiano, si sente la patina del tempo, altre invece diventano highlander, pronte a catturare il pubblico generazione dopo generazione ed altre ancora diventano il simbolo e l’espressione di un’epoca. E facciamo anche nomi e cognomi. La casa nella prateria non conosce barriere, La signora in giallo continua ad essere ammirata, Miami Vice e Magnum P.I. (quello originale) sono i simboli degli anni ’80. Esistono invece altre serie che pur avendo avuto un successo straordinario all’epoca della messa in onda, dopo un po’ sono precipitate nell’oblio, pur mantenendo uno zoccolo duro di fan. Un esempio è Alla conquista del west.
How the west was won
Alla conquista del west prese in prestito il titolo da un famoso film del 1962 ed andò in onda negli Stati Uniti tra il 1976 e il 1979, mentre in Italia cominciò solo il 13 ottobre del 1979. Nato come film televisivo, si è poi evoluto in serie. Aveva un cast stellare, nella prima serie compariva Eva Marie Saint (già interprete di Fronte del porto con un giovanissimo Marlon Brando) e James Arness, già star di Gunsmoke e amico personale di John Wayne.
La storia narra le vicissitudini della famiglia Macahan che si trova ad attraversare la Guerra di secessione, guai con la legge vari, vicissitudini personali fino a raggiungere finalmente la pace nell’Ovest. Se tra tutti i personaggi giganteggiava (anche per la sua altezza) Zeb Macahan (James Arness), il pubblico femminile era tutto per Luke. Il figlio maggiore dei Macahan era bello, giovane, atletico, col capello al vento e malamente perseguitato dalla legge. Punte di ascolto incredibili ci furono al momento della sua liaison con Hillary. Ma il bel Luke, interpretato da Bruce Boxleitner, in realtà era innamorato di quella che era sua sorella sullo schermo, Lara/ Kathryn Holcomb e udite udite, dopo il divorzio da sua “sorella”, Bruce ha impalmato un’altra beniamina delle serie tv in ambito western, Melissa Gilbert alias Laura Ingalls de La casa nella prateria.
Dopo un film e due serie, la saga dei Macahan si interruppe. La rete, dopo le solite ricerche, aveva colto un calato interesse dell’audience per il western, il che unito ad un altissimo costo di produzione per le location esterne e per pagare il numeroso cast sancì la sua fine.
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Alla conquista del west fa parte di quelle serie che si sono conquistate l’affetto del pubblico anche se in maniera meno incisiva rispetto a La casa nella prateria. Alcune serie si trasformano in leggende, altre in simboli di un’epoca, testimoniando la potenza narrativa e l’incanto senza tempo della televisione. Potranno i social fare altrettanto?
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it ®


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