Un uomo pieno di classe. Un mondo della pubblicità pieno di idee, non sempre centrate. La campagna Jim Beam del 1966 è un cocktail assurdo che ha funzionato alla grande.
Sean Connery è sempre stato fiero delle sue origini scozzesi. Ed è stato proprio quel mix di ruvidezza, semplicità e stile a farne il più indimenticato e iconico (una volta tanto è giusto usare anche questo termine troppe volte abusato) tra tutti i James Bond della storia.

Può essere che Ian Fleming avesse un debole per Roger Moore, e non riconoscesse il suo sofisticato personaggio da romanzo in quello spiccio e testosteronico macho delle highlands. A volte anche gli autori sbagliano (del resto la storia di Hollywood è piena di grandi romanzieri spicciamente licenziati, e pure con qualche ragione).

Può essere che il personaggio di Bond non fosse concepito esattamente per essere interpretato da un tipo dai modi bruschi pure nella vita, e capace di rimandare a casa con un occhio pesto pure un guappo della mafia che era venuto a rompere le scatole sul set di uno dei suoi primi film.
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Tutto questo può essere, ma resta il fatto che Connery quel personaggio ha saputo trasformarlo e reinventarlo e farlo diventare se stesso. Una delle cose con cui Connery ha modellato il suo personaggio è stato il gusto sicuro e preciso per i drink, e in particolare per il Martini Cocktail. Che, come ormai ognuno sa, Bond pretendeva “shakerato non mescolato” e spesso (anche se non sempre) fatto con vodka al posto del gin.
In quel “shakerato, non mescolato”, che capovolge i comandamenti di qualsiasi barman, in quella idea blasfema che si afferma con sicurezza, sfidando i sopraccigli alzati, e diventa leggenda, c’è tutta la grandezza di un uomo che, come si dice con un cliché pubblicitario “non segue le mode ma le crea”. Nel caso di Connery fu esattamente così.
Le idee balzane della pubblicità Mad Men style
Correva l’anno 1966 quando il successo di James Bond provocò una di quelle tempeste di cervelli di cui la pubblicità è stata per lungo tempo fatta. Situazioni caotiche in cui da mille spezzoni di idea balzana nasce “The Big Idea” oppure, a seconda dei casi, un altro accrocchio senza senso destinato a essere rapidamente dimenticato.
Dobbiamo supporre che la tempesta di cervelli da cui nacque l’idea di chiamare Sean Connery per prestare la sua faccia a Jim Beam, bourbon americano quant’altri mai, che nè Bond né Connery avrebbero toccato mai (a meno di essere profumatamente pagati per farlo, s’intende), sia stata alimentata da uno di quei “Three Martini Lunches” di cui si nutriva liquidamente la pubblicità, almeno nella sua età dell’oro, quella rappresentata dalla serie Mad Men.
The taste is distinctive.
The man is Sean Connery.
The Bourbon is JIM BEAM.
Uno scozzese purosangue noto per il Martini e la Vodka era decisamente il testimonial più sballato che si potesse proporre ai distillatori di Jim Beam, laggiù da qualche parte in Kentucky. Con l’aiuto di qualche altra libagione, c’è da scommettere abbondantemente innaffiata, l’idea fu però misteriosamente approvata.
Jim Beam 1966, una campagna leggendaria
Tutto logico e giusto. Ma l’idea balzana e il tasso alcolico dei creativi di Madison Avenue, come talvolta succede, si dimostrarono più forti della ragionevolezza, delle regolette di buon senso concepite a tavolino, e che si insegnano a scuola.

O forse fu Sean Connery a imporre la sua legge. In fondo l’uomo che poteva shakerare il Martini, poteva pure permettersi di sorprendere tutti bevendo Kentucky Straight Bourbon. E soprattutto, convincere molti a imitarlo.
Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Ma va detto che a Madison Avenue sapevano comunque il fatto loro. Puntarono tutta la campagna sullo stile, sulla classe, sull’uomo Sean Connery, con qualche accenno al suo ruolo di 007. Jim Beam veniva in terza linea, con grande modestia e understatement.
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Il cocktail funzionò, anche perché nessuno si fece troppe domande. Jim Beam passò da distilleria provinciale, da bifolchi col pick up impolverato a marca “premium”. Ovvero a una di quelle etichette che puoi permetterti di offrire ai tuoi ospiti a Manhattan come cosa chic, e non come curiosità che tuo zio ha distillato clandestinamente in garage, laggiù in Kentucky.
Ma non solo. Il successo di quella campagna è stato talmente immenso che se vuoi comprarne oggi una pagina incorniciata, strappata magari da un vecchio numero di Playboy (il magazine che ospitò numerosissime uscite), ti tocca pagarla cifre importanti.

Sir Jack, negozio online di lifestyle, ne vende appunto una incorniciata in radica, per la modica cifra di 275 dollari, esattamente in questo momento. Non i soliti 10-11 dollari a cui viaggiano le vecchie pagine pubblicitarie dello stesso tipo. La presentazione lussuosa, degna di un diploma di Harvard, fa capire meglio di qualsiasi indagine di mercato come il marchio Jim Beam si sia definitivamente affrancato dal suo mondo di origine rustico e sempliciotto, per approdare da pari nel mobile bar di avvocati e dentisti.
La curiosità: Sean Connery decapitato
La campagna è stata oggetto di studi attentissimi in tutti questi anni. Qualcuno, dotato di lente d’ingrandimento e spirito di indagine ha fatto una scoperta clamorosa, degna del reparto scientifico dell’ MI6.
Soggetto dopo soggetto, cambiano le posizioni, i vestiti, le situazioni in cui Sean Connery viene presentato. Ma non cambia la sua faccia.


Evidentemente, il grande scozzese non aveva tempo, né modo, né voglia, di tornare sotto le luci del fotografo per posare ancora per quella balorda (per quanto ben pagata) campagna. A sua scusante possiamo confermare che si tratta effettivamente di una grande rottura di scatole, specialmente per un uomo d’azione. Ore in cui nulla sembra succedere e tutti, comprese figure professionali incomprensibili, si accaniscono su dettagli invisibili, finché dopo molte ore tutto, misteriosamente com’è cominciato, finisce.

All’assenza di Sean Connery dalla cerimonia di ulteriori “scatti” supplirono nel segreto di qualche laboratorio alcune di quelle figure incomprensibili, che incollarono la sua testa qua e là, con notevole maestria.
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Tale che nessuno, a parte qualche maniaco, qualche decennio dopo, si potesse accorgere che di Sean Connery, quello vero, in quella campagna non c’era nulla. Solo un volto incollato. Che però funzionò alla grande.
Antonio Pintér


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