Un’intervista discutibile, lo scandalo e la scomparsa. E la Rai che nasconde il dito
Domenica in ci ammorba da un numero di anni che non intendo ricordare anche per ragioni anagrafiche. Se le prime stagioni le ho viste per una questione di scarso potere sull’apparecchio catodico, dal momento in cui ho avuto potere di scelta tramite telecomando, ho evitato di seguirla.

Non importa il/la conduttore/conduttrice, tutta la baracca mi sembra un mappazzone insopportabile. Mia madre no, lei fino a quando ha potuto l’ha guardata. Alcune stagioni perché le piacevano, altre per esprimere il suo giudizio tranchant sul capitano della nave. E’ una forma di divertimento anche quella. La regina della domenica (intesa come trasmissione) ha provato negli anni a trasformarsi. Più varietà, meno varietà, più cultura e giornalismo, assoluto vuoto pneumatico. Niente di tutto ciò ha cambiato la mia posizione a riguardo. Tanto che mi sono persa uno dei misteri neri della prima rete televisiva.
Paolo Bonolis e la Rai
Nell’autunno del 2003 la Rai, per rilanciare un programma ormai stentato (negli ascolti) decise di ricorrere al colpo di scena. Sottrarre un fuoriclasse al diretto concorrente. Dopo anni in Mediaset, Paolo Bonolis arrivò sulla rete capitana del servizio pubblico. In quella stagione fece davvero tutto, Pippo Baudo docet,a cominciare dal battesimo di Affari tuoi, i terribili pacchi, che lui portò ad essere programma di punta. Non si è mai saputo quanto denaro abbia convinto Bonolis ad approdare in Rai, certo è che l’azienda lo ha sfruttato per un bel po’ di programmi compreso Sanremo e Domenica in. E’ interessante notare che a distanza di oltre vent’anni il servizio pubblico si è rinnovato quanto una reliquia in un museo.

La domenica di Bonolis era, rispetto alle edizioni precedenti, una versione ancora pienamente “classica” del contenitore domenicale Rai: lunga, unitaria, generalista, con tanti segmenti interni e un cast affollato. Era però guidata da una personalità autoriale più marcata e più aggressiva sul piano del ritmo e della concorrenza con Buona Domenica. Era meno rassicurante e più polemica. La formula evidentemente era quella giusta se riuscì a vincere più volte lo scontro con la rivale.
Domenica, maledetta domenica
Deve essere stato preso da un eccesso di autostima o dalla volontà di fare in quella trasmissione qualcosa di mai visto prima quando decise di intervistare il più prolifico dei serial killer italiani: Donato Bilancia.

Lunedì 19 aprile 2004 Paolo Bonolis si recò al carcere Due Palazzi di Padova. Aveva con sé specifica richiesta della Rai e autorizzazione del Ministero di Giustizia si recò personalmente in carcere per registrarla. In tutto durò un’ora e venti alla presenza delle guardie carcerarie. Nel corso della settimana venne tagliata e montata fino a raggiungere la durata di 30 minuti, pronta per essere trasmessa nell’ultima parte del programma. Fu così che domenica 25 aprile, sei anni dopo l’arresto e circa tre anni dopo la condanna in appello, Donato Bilancia, l’assassino di prostitute, l’assassino del treno, entrò nelle case di milioni di italiani poco prima di cena. L’intervista andò in onda dalle ore 19:00 in fascia protetta, intervallata da interventi dallo studio e dall’immancabile pubblicità, scatenando uno degli scandali mediatici più feroci della televisione italiana. Bonolis aprì l’intervista con la più semplice delle domande: cosa spingeva Bilancia a uccidere? La risposta fu: “Questa è una domanda alla quale io non posso rispondere, e non posso tuttora dare nessun genere di spiegazione. Stiamo lavorando con un pool di persone che mi sta seguendo, stiamo cercando di arrivare a svelare questo arcano. Però è un percorso lungo, difficoltoso”.

Nel corso dell’intervista Bilancia non parlò mai di pentimento. Dichiarò invece che l’unico suo riscatto sarebbe stata la morte: “Avrei bisogno di una cosa soltanto, cioè del suicidio, impiccato o avvelenato, perché non ci sono altre alternative qui in carcere, o ti strangoli con un lenzuolo, le modalità che si conoscono, e questo a me non mi sta bene perché io sono disposto a dare la mia vita domani mattina, senza nessun problema, a una persona che ha bisogno di vivere e che non può”. Alla domanda di Bonolis “se non l’avessero arrestata, lei avrebbe continuato a uccidere?”, il serial killer rispose: “Assolutamente no, perché, almeno io suppongo di no”. Disse anche di meritare la condanna a morte. Parlò della propria “malattia” e della necessità di cure psichiatriche. Una intervista che poteva stare bene come corollario a Un giorno in pretura, ma che, decisamente non ad un contenitore televisivo del dì di festa.
Le reazioni
E’ ovvio che la messa in onda suscitò una reazione furiosa da parte di associazioni di consumatori, mondo politico e vertici RAI. Secondo i dati Auditel, l’intervista fu seguita in media da 155.000 minori tra i 4 e i 14 anni, con punte di oltre 200.000.
Il MOIGE (Movimento Italiano Genitori) la definì “una violenza emotiva per oltre 155.000 minori”. Lucia Annunziata, allora presidente della RAI, dichiarò all’ANSA: “È terrificante assistere alle confessioni televisive di un serial killer sulla rete ammiraglia del Servizio Pubblico nel contenitore seguito ogni domenica pomeriggio da milioni di famiglie. Questa intervista rischia di essere un punto di non ritorno per le linee culturali dell’attuale RAI”. Annunziata si chiese retoricamente: “Le confessioni televisive di un assassino sono forse meno offensive e meno pericolose per i valori della società di un programma sulla mafia o di uno di satira? […] La scelta di Raiuno oggi dimostra una forte indifferenza culturale, in cui è permesso il sensazionalismo ma si temono i luoghi del confronto di idee”. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio e Molise, Bruno Tucci, attaccò duramente: “Perché il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, e il presidente Lucia Annunziata, come iscritti all’Ordine professionale dei giornalisti, non sono intervenuti? Perché non hanno impedito che si violasse così, apertamente, il codice tv sui minori? Perché, per l’ennesima volta, si è voluto affidare ad un ‘non addetto ai lavori’ un’intervista così delicata?”. Il senatore Bonatesta (Alleanza Nazionale) chiese in Vigilanza RAI di sapere “se la RAI abbia dato soldi a Bilancia per l’intervista”. Carlo Rienzi del Codacons accusò Bonolis di aver voluto “rincorrere i soldi degli sponsor”.
Insomma un vero e proprio bombardamento a tappeto contro Paolo Bonolis. Lui reagì alle critiche come un “paladino dell’anticensura”. In un intervento pubblico dichiarò: “Sono addolorato e stupito. La mia coscienza rifiuta l’istinto e la volontà illiberale a censurare. A censurare a prescindere”. E ancora: “Con espressione intensa affermo, tra un brano e l’altro dell’intervista a Donato Bilancia, che la tv non deve essere soltanto vuoto spettacolo ma deve saper guardare in faccia i drammi della vita e la profondità del male”. Rispondendo alle accuse di Lucia Annunziata dalle pagine del Corriere della Sera, concluse: “A coloro che sono preoccupati per il proprio ceto di appartenenza consiglio di leggere il passo del Vangelo che parla di una pagliuzza e di una trave. Buttateci un occhio”. Il direttore generale della RAI Flavio Cattaneo, in un colloquio con Bonolis e il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, ammise l’errore e riconobbe che “il serial killer doveva andare in onda almeno in seconda serata”.
Secondo ricostruzioni interne, Del Noce aveva difeso “a spada tratta” la scelta di mandare in onda l’intervista nel pomeriggio, avendola visionata e approvata. Cattaneo si sarebbe dimostrato perplesso quando finalmente, intorno alle 17.45 la guardò, ma la prospettiva di affrontare l’ira di Bonolis lo avrebbe fatto desistere dall’intervenire. Disse però che «il serial killer doveva andare in onda almeno in seconda serata». Le 17:45 di domenica sembrano un orario un po’ tardo per prendere visione di un contenuto con protagonista un serial killer. Ma la sua versione fu confermata dallo stesso Bonolis al Corriere della Sera. Sarà, ma è un po’ difficile da credere. L’intervista era stata annunciata da giorni con gli spot promozionali di Domenica In. Il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce (suo diretto subordinato) l’aveva vista in anticipo, approvata e difesa «a spada tratta» nel pomeriggio di domenica. Il Manifesto del 26 aprile 2004 lo definì esplicitamente «pretenda difficile» visti gli spot del programma. In pratica, un contenuto così sensibile (intervista a un serial killer in fascia protetta) veniva promosso pubblicamente da giorni, ma il numero uno della Rai sarebbe rimasto all’oscuro fino a 75 minuti prima. Sembra una ricostruzione comoda per prendere le distanze dopo l’esplosione delle polemiche, un classico scaricabarile aziendale. Paradossalmente, nonostante la ricerca di sensazionalismo, l’intervista non giovò agli ascolti. La terza parte di Domenica In, che di solito risultava vincente, fu infatti superata da Buona Domenica su Mediaset. Fu uno scandalo che non pagò in termini di audience.
Lost media
Un passaggio importante da tenere a mente è che il direttore Fabrizio Del Noce, secondo Il manifesto, ammise che l’intervista avrebbe dovuto andare in seconda serata. Questo dettaglio conta molto, perché suggerisce che già all’indomani della messa in onda l’operazione fosse considerata un errore di collocazione, quindi un contenuto da non valorizzare ulteriormente nel circuito ordinario delle riproposizioni.
Da quel momento l’intervista resta molto citata ma poco visibile. Nelle fonti si trova il racconto giornalistico dell’evento, le polemiche e perfino una registrazione audio di Radio Radicale dedicata al caso, ma non la disponibilità pubblica dell’intera intervista video. Esistono solo tracce indirette, ma non il filmato integrale. Per questo quel video è diventato un lost media, il che non significa che sia necessariamente distrutto, ma è diventato inaccessibile al pubblico comune. Rai Teche conserva memoria di quella Domenica In, ma dalle pagine pubbliche consultate non emerge la messa a disposizione dell’intervista completa a Bilancia.
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In buona sostanza è rimasta nella memoria collettiva, è ampiamente documentata da articoli e polemiche, ma il documento audiovisivo integrale non si trova. Il risultato è paradossale: è un contenuto famosissimo come evento mediatico, ma quasi invisibile come oggetto televisivo completo.
La definizione più prudente, restando alle sole fonti affidabili, è quindi questa: l’intervista non è “provata come perduta” in senso archivistico, ma non si trova, aggravata com’è dalla natura controversa del contenuto, dalla collocazione considerata sbagliata e dall’assenza di riproposizioni ufficiali accessibili. Un mistero nel mistero. Ma la Rai non è nuova a queste operazioni, aveva già fatto scuola con la morte di Mario Riva.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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