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Donato Bilancia, il carcere

Donato Bilancia, le ultime parole: nessuno gli ha risposto

Un identikit finalmente nitido, una Mercedes 190 nera che torna nei racconti, e un dettaglio burocratico che si trasforma in trappola

La vicenda di Donato Bilancia è una di quelle risolte, in cui il colpevole è stato, come si suol dire, consegnato alla giustizia. Da una parte i suoi errori, commessi con l’aiuto del narcisismo patologico e dall’altra il lavoro degli inquirenti ha permesso di porre fine ad una sequela di omicidi senza alcun senso.

Ritratto di un uomo con barba e capelli grigi in un ambiente di prigione, indossa una divisa arancione e guarda seriamente verso l'obiettivo, con le sbarre della cella sullo sfondo.
Donato Bilancia, il carcere – Boomerissimo.it®

La traccia che più di altre ha condotto alla cattura del più prolifico serial killer italiano è stata fornita dalla transessuale Lorena Castro. Grazie a lei, gli inquirenti disponevano finalmente di un identikit preciso dell’assassino. La descrizione fisica e i dettagli forniti dalla ragazza risultarono fondamentali. A questo si aggiunse un secondo elemento chiave, il cognato di Enzo Gorni, il cambiavalute ucciso il 20 marzo, aveva visto l’assassino allontanarsi su una Mercedes nera.

Il ruolo dell’auto

La svolta decisiva arrivò grazie alla tenacia burocratica di un amico di Bilancia, quello che gli aveva venduto l’auto. Il serial killer evidentemente aveva altro da fare e non aveva formalizzato il passaggio di proprietà della Mercedes nera. L’ex proprietario, nel frattempo aveva ricevuto 41 contravvenzioni ricevute per il mancato pagamento di pedaggi autostradali. Non essendo più in possesso dell’auto, costui, ovviamente contrariato, si presentò in Procura per contestarle. Bilancia aveva il vizio di accodarsi con la propria macchina a quella che lo precedeva per passare al casello senza pagare. Che non fosse una coincidenza la corrispondenza tra gli orari di alcuni mancati pagamenti e quelli di diversi omicidi, gli investigatori ci misero poco a capirlo. Finalmente avevano un indiziato. Confrontando l’identikit di Lorena con le foto di Bilancia, ebbero una certezza.

L'auto di Donato Bilancia
La Mercedes di Bilancia, rielaborata da Boomerissimo – Boomerissimo.it®

Sulla base della descrizione della Mercedes nera su cui era stata vista salire una delle prostitute uccise, la Polizia considerò Bilancia “suspect number one” e lo fece pedinare da un team di 200 carabinieri. Gli investigatori raccolsero alcuni suoi mozziconi di sigaretta e sequestrarono perfino tazzine di caffè nei bar in cui si era servito, per analizzare le tracce di saliva. Il DNA estratto da questi reperti fu confrontato con il materiale biologico raccolto sul luogo dell’omicidio di Tessy Adodo e soprattutto sul corpo di Maria Angela Rubino, la babysitter uccisa sul treno. Dalla scientifica arrivò la conferma, il DNA corrispondeva. Le tracce degli pneumatici della Mercedes trovate sulle scene di alcuni omicidi, inoltre, si rivelarono perfettamente compatibili con quelle dell’auto di Bilancia.

L’arresto: 6 maggio 1998

Il 6 maggio 1998, alle 11 del mattino, Donato Bilancia uscì dall’ospedale San Martino di Genova, dove si era recato per fare delle radiografie. Nel parcheggio lo aspettavano tre carabinieri in borghese. L’allora 47enne si lasciò catturare senza opporre resistenza.

L’arresto – Boomerissimo.it®

Lui, il gelido assassino, era impaurito e stupito, temeva che quelle persone gli facessero del male. Non immaginava ancora che si trattasse della fine della sua “consecutio temporum”. Portato in caserma Bilancia assunse inizialmente un atteggiamento da “sbruffone”. Fumava una sigaretta via l’altra e si rifiutava di parlare. Per otto giorni mantenne il silenzio. Il 14 maggio 1998, nel tardo pomeriggio, qualcosa cambiò. Bilancia chiese di essere sentito dal Pubblico Ministero Enrico Zucca e dal comandante dei carabinieri Filippo Ricciarelli.​ L’interrogatorio durò otto ore. Esordì dicendo che voleva fornire una piena confessione. Parlò per due giorni consecutivi. Gli inquirenti ebbero una grossa sorpresa, erano certi che fosse responsabile di 7-8 omicidi,  lui ne confessò 17, attribuendosi anche il delitto di Giorgio Centanaro, archiviato come morte naturale. Durante gli interrogatori, il PM Enrico Zucca lo incalzò sui moventi, non poteva credere che avesse ucciso solo per rabbia contro il mondo intero. Bilancia rispose: “Belin, le sembra poco?”. Spiegò che tutto era nato dallo “sconvolgimento” che Giorgio Centanaro e Maurizio Parenti gli avevano creato, tradendo quella che lui riteneva un’amicizia. Bilancia precisò sempre di aver agito da solo, senza complici. anche se questa insistenza suscitò qualche dubbio negli inquirenti.

Il processo e la sentenza

Il processo di primo grado si svolse davanti alla Corte di Assise di Genova e durò 11 mesi. La sentenza fu di 13 ergastoli per i 17 omicidi, 16 anni di reclusione per il tentato omicidio di Lorena Castro, più 3 anni di isolamento diurno in carcere. Le aggravanti riconosciute furono: premeditazione, crudeltà, futili motivi, efferatezza.​

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La difesa, rappresentata dall’avvocato Umberto Garaventa chiese che l’imputato fosse dichiarato totalmente incapace di intendere e volere. Le perizie psichiatriche, condotte dai consulenti Romolo Rossi e Francesco De Fazio e da Vittorino Andreoli, stabilirono invece che Bilancia non aveva una malattia mentale ma un disturbo della personalità. Era perfettamente capace di intendere e volere al momento dei fatti. La sentenza fu confermata sia in appello che in Cassazione. Lo psichiatra Vittorino Andreoli, che lo aveva esaminato, lo definì “il più grande criminale del Novecento italiano”.

Il carcere

Donato Bilancia scontò i primi anni di prigione al carcere di Marassi a Genova, poi fu trasferito al penitenziario Due Palazzi di Padova. Nel 2003 terminò il periodo di isolamento diurno. Durante la detenzione cambiò completamente. Si diplomò in ragioneria, si iscrisse all’università, frequentò il gruppo teatrale del carcere partecipando a spettacoli e attività di recitazione. Devolse la sua pensione di invalidità ad associazioni che si occupavano di bambini con handicap.

Donato Bilancia in carcere – Boomerissimo.it®

Nel 2017 ottenne il primo permesso dopo 20 anni: fu scortato al cimitero di Nizza Monferrato per visitare la tomba dei genitori. Nel 2019 richiese un permesso premio per assistere un ragazzo disabile, ma la sua richiesta fu respinta. Il rifiuto lo avvilì profondamente. Negli ultimi anni di carcere Bilancia intraprese un percorso di conversione religiosa, seguito dal cappellano del carcere. Scrisse lettere ai familiari delle vittime, esprimendo pentimento. Nel 2012 inviò una lettera a Umberto Parenti, fratello di Maurizio, una delle sue prime vittime: “Tuo fratello era una brava persona ed eravamo amici, purtroppo ha avuto la sfortuna di avere a che fare con me nel periodo peggiore della mia vita. Credimi, sono davvero pentito.”

Donato Bilancia in carcere – Boomerissimo.it®

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La risposta di Umberto Parenti fu durissima: “Il killer di mio fratello deve dimenticarci, non vogliamo più sapere nulla di lui, non vogliamo essere tirati in ballo, deve solo lasciarci stare. E ai media chiediamo di ignorarlo”. Anche nell’ultima lettera pubblicata nel 2018,  Bilancia si diceva desideroso di incontrare i parenti delle vittime “per poter esprimere loro tutto il mio strazio che dura incessantemente tuttora per le gravissime azioni che ho commesso e se fosse possibile auspicare almeno nel loro perdono.” Le famiglie rifiutarono ogni contatto. Bilancia risultò positivo al COVID-19 nel 2020, quando il virus entrò in carcere contagiando oltre venti detenuti e 15 agenti di polizia penitenziaria. I sintomi si manifestarono quasi subito. Fu trasferito nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Padova, ma rifiutò le cure. Il suo avvocato, la tutrice del carcere e lo psicologo gli scrissero molte lettere, ma non volle sentire ragioni. Le sue ultime parole, consegnate a don Marco Pozza, furono: “Andrò all’inferno, ma prego Dio di darmi un attimo per passare dalle vittime e chiedere loro scusa”. Morì il 17 dicembre 2020.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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