Due giganti sullo schermo, divisi da una terribile rivalità. Così la loro inimicizia ha distrutto un film.
Oggi, passata la soglia dei 70 anni, Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger sono grandi amici, o mostrano di esserlo. L’età, si sa, calma i bollenti spiriti. Ma non è stato sempre stato così.

Negli anni della loro ascesa la rivalità tra i due eroi super muscolari era talmente intensa da sconfinare in un vero e proprio odio.
“Non potevamo concepire di vivere nella stessa galassia. Ci detestavamo davvero tanto”
Sylvester Stallone
E come talvolta succede, l’odio non è il sentimento più utile alla realizzazione dei propri desideri. Può rivelarsi un boomerang pericolosissimo, e questo è precisamente quanto successe alla produzione di Commando, l’epico film di Arnold Schwarzenegger del 1985, che finì per uscire completamente dai binari, fino a rischiare un totale deragliamento artistico e finanziario.
La causa? La pressione che il successo del secondo capitolo di Rambo aveva messo su Arnold Schwarzenegger, mentre girava un film che avrebbe dovuto rappresentare una svolta nella sua carriera.
Rambo e Schwarzie: nemici implacabili
Arnold Schwarzenegger scosse il mondo del cinema con Conan il Barbaro e ribaltò i botteghini di tutto il mondo. Due successi colossali che però rischiavano di confinare il muscoloso austriaco nei confini angusti della favola con mazzate e sparatorie. Essere un eroe di film in costume può essere esaltante, ma è sempre stato un po’ limitativo.

Nel 1985, ad Arnold Schwarzenegger venne offerta per la prima volta la possibilità di interpretare un protagonista “classico” (per quanto classico possa essere Arnold Schwarzenegger), in un film d’azione “normale” (per quanto normale possa essere un film di Arnold Schwarzenegger). Arnold Schwarzenegger sotto la sua montagna di muscoli ha sempre avuto un cervello assai ben funzionante: l’occasione era decisiva, occorreva sfruttarla per entrare dalla porta principale nella galassia delle star hollywoodiane, come infatti è successo.
Non fu però un percorso facile, né privo di insidie, perché Arnold Schwarzenegger, proprio in quel momento aveva il nemico più pericoloso e implacabile che chiunque possa temere di avere: Sylvester Stallone, nei panni di Rambo.
Quando Sylvester Stallone diventò Schwarzenegger
Il primo film di Rambo fu una pellicola di denuncia, introspettiva, qualcosa di profondamente diverso dai sequel sempre più muscolari e violenti, in cui uno Stallone trasformato in culturista, sterminava avversari all’ingrosso.
Il percorso cominciò proprio mentre Arnold Schwarzenegger si accingeva a girare Commando. Uno Stallone trasformato, anticipandolo di pochi mesi, aveva dato alla luce Rambo2 – La vendetta.
Una vera e propria invasione di campo, uno Stallone che diventava Schwarzenegger, proprio mentre lo Schwarzenegger vero doveva prendere il volo per la sua carriera. Quel che è peggio, Rambo 2 si rivelò un successo straordinario per Stallone, ma catastrofico per il gigante austriaco.
La rivalità si era trasformata in una vera e propria guerra tra due nemici totali: una guerra che Schwarzenegger stava per perdere prima ancora di cominciarla.
Meglio non fare innervosire un tipo come Schwarzy
Arnold Schwarzenegger continuava a mostrare sicurezza. Si diceva fiducioso che il carattere autoironico del suo personaggio avrebbe avuto la meglio su quell’eroe così serioso e pieno di sé in cui Stallone aveva trasformato Rambo.
Ma mentre i registratori di cassa continuavano a suonare all’impazzata, trasformando il film di Stallone in un successo epocale (alla fine incassò la somma stratosferica di 300 milioni di dollari), persino nel granitico Schwarzy si ruppe qualcosa.
Nessuno vorrebbe essere messo sotto pressione da un tipo come lui, ma fu esattamente quello che successe allo sceneggiatore di Commando, appena i suoi consiglieri e collaboratori ebbero modo di vedere il film rivale, uscendone terribilmente preoccupati.
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In particolare il produttore Mark L. Lester, che aveva visionato una copia sottratta agli studios rivali riferì che Stallone nel film uccideva “un milione di nemici”, uccidendo definitivamente anche la sicurezza di Schwarzenegger
“È tutta colpa di Sylvester Stallone”
A finire in un vero e proprio tritacarne fu lo sceneggiatore di Commando. La leggerezza, le battute spiritose, tutto l’impianto di un film nato per essere una interpretazione sorridente del genere action finirono sotto accusa.
L’eroe sicuro di tutto non era più sicuro di niente, e in particolare non era più sicuro del finale che adesso, a confronto del massacro messo in scena da Stallone, appariva striminzito. Ha raccontato Steven E. Souza:
“Dovevamo ammazzare più gente”
Souza raccntò delle circostanzanze drammatiche in cui fu costretto a inventare una scena finale in cui un intero esercito privato viene spazzato via. La produzione finì per bruciare gran parte dei soldi in quella singola scena, finì fuori budget e lo sceneggiatore venne messo accusa una seconda volta, perché era impossibile girare la storia, come lui l’aveva scritta.
Un incubo, una tragedia che finì per distruggere insieme all’esercito privato delle scene, anche l’atmosfera distesa del film. Un incubo con un solo responsabile: Sylvester Stallone. Ma un incubo a lieto fine, perché alla fine Commando incassò 57 milioni di dollari. Lontano dai risultati record di Stallone ma abbastanza per essere uno dei grandi successi commerciali di quell’anno.
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La carriera di Arnold Schwarzenegger decollò, nonostante lo scontro con il “nemico”. Non l’esercito privato del film, ma Sylvester Stallone.
La rivalità tra i due era appena cominciata.
Antonio Pintér


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